La solitudine d’Europa e le condizioni per ritrovare slancio su sicurezza e innovazione

“La solitudine non nasce dall’essere soli ma dal non essere compresi” e cioè “dall’impossibilità di comunicare le cose che ci sembrano importanti”. Il giudizio di Carl Gustav Jung torna in mente rileggendo le parole di Mario Draghi durante il suo discorso ad Aquisgrana in occasione del premio Carlo Magno, uno dei massimi riconoscimenti europei. E testimoniano con grande chiarezza la condizione politica di un’Europa che si trova di fronte al crollo delle sicurezze di essere parte integrante e sicura di un Occidente costruito sull’asse dell’amicizia, delle sintonie politiche e culturali e dei legami con gli Usa: “Per la prima volta siamo soli, insieme”.

“Soli, insieme”. L’apparente ossimoro rivela tutta la pesantezza di una condizione che tocca i principali nodi dell’attualità politica europea: la sicurezza, l’energia, le nuove tecnologie, la politica industriale, le relazioni internazionali. E chiede con urgenza scelte politiche conseguenti.

Nella solitudine della sua ironia, Oscar Wilde poteva permettersi l’amaro lusso di sentenziare che “la sola compagnia possibile è la propria”. Una condizione umana che può avere i suoi punti di vantaggio. Una condizione politica, però, impossibile.

“Soli, insieme” ha anche un’altra valenza, su cui riflettere. L’Europa comune è patria di diversità, abituate da tempo al........

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