I vantaggi di una legge speciale per Milano |
Una legge speciale per Milano. Il dibattito torna d’attualità, proprio mentre in Parlamento si discute la legge speciale per Roma capitale, con poteri e risorse adeguate. E nulla negando naturalmente ai diritti e ai bisogni di Roma, legati al suo ruolo, alle sue funzioni politiche nazionali e internazionali e di rappresentanza istituzionale e, naturalmente, alla sua storia, si è rimessa in movimento la macchina d’opinione perché anche Milano abbia poteri e risorse all’altezza del suo ruolo nel Paese e del suo essere locomotiva di una delle economie più robuste d’Europa: finanza, manifattura, servizi high tech, università, scienza e ricerca.
Serve una legge speciale, appunto.
Se ne è discusso, nei giorni scorsi durante un incontro organizzato dal Centro Studi Grande Milano, alla libreria Rizzoli, in Galleria (presenti politici, imprenditori, giornalisti, personalità della cultura). E la sintesi che ne fa Daniela Mainini, presidentessa del Centro Studi, è netta: "Milano è crocevia di idee e motore del Paese, merita la legge speciale: non un privilegio ma una responsabilità, per dotare la metropoli di tutti i servizi e i poteri necessari al suo sviluppo, che stimola e muove lo sviluppo del Paese”.
Si confrontano due progetti di legge: quella presentata dal capogruppo della Lega in Parlamento Romeo, che limita i poteri speciali alla città capoluogo. E quella del centro sinistra che parla di legge per tutta l’area metropolitana di Milano, 133 comuni, oltre 3 milioni 250 mila abitanti. Il dibattito è in corso. Ed è abbastanza ovvio che la scelta non possa non andare verso la legge speciale per tutta l’area metropolitana.
È un dibattito che ha implicazioni urbanistiche, burocratiche, economiche, civili, di qualità della vita. E di competitività.
Guardiamo i numeri. Milano è relativamente una città piccola, 1milione e 400mila abitanti. Ma ogni giorno, per lavoro, ne entrano un altro milione, in gran parte per niente dalla “città metropolitana che ha oltre 3milioni 250 mil abitanti”. (La città metropolitana di Roma ne ha 4,5 milioni). Ma la competizione di Milano e del suo territorio è molto più ampia, per ruolo economico, finanziario, tecnologico, formativo, culturale. Da anni, i paragoni fatti da Assolombarda su competitività, produttività e sviluppo mettono Milano in relazione con Londra, Parigi, Berlino, Francoforte, Barcellona, Monaco di Baviera, con le aree metropolitane più dinamiche d’Europa. E la metropoli è in testa alle classifiche per le migliori università, i centri di ricerca, le nuove opportunità di vita, i distretti finanziari.
Milano compete nel mondo e naturalmente non può essere amministrata con la dotazione di poteri e risorse di una città qualunque, ancorata alle vecchie strutture amministrative. Serve un salto in avanti, anche dal punto di vista istituzionale. Pena il ritrovarsi tagliata fuori dalla formazione in corso delle nuove aree di competitività geopolitica.
Le città, le metropoli, d’altronde, vanno valutate non solo in termini di strutture storiche, ma anche e soprattutto di flussi, di persone, idee, conoscenze, relazioni, scambi, attrezzature per la salute e la qualità della vita. Sono strutture sociali in movimento e in rapido cambiamento. Risentono della circolazione di talenti, scoperte, innovazioni. Come governare fenomeni di così ampia portata?
Per avere un realistico orizzonte, bisognerebbe spingersi più in là, leggere la geografia economica degli scambi e delle relazioni che si intrecciano nel grande rettangolo produttivo al centro dell’Europa e che comprende almeno quattro grandi regioni italiane, Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria, Trentino e Alto Adige, Friuli. Tutte peraltro profondamente interconnesse con i motori produttivi, tecnologici e culturali degli altri paesi.
Ma evitando la tentazione intellettuale di riscrivere i confini amministrativi, resta un problema aperto di nuova e più efficace amministrazione, su area metropolitana, almeno.
Si torna così alla Città metropolitana e alla legge speciale per Milano. Di un sindaco eletto da tutti i cittadini del territorio di riferimento, dunque dotato di legittimazione “politica” e poteri in grado di fare fronte alle responsabilità. Di riorganizzazione amministrativa e burocratica. Di risorse finanziarie e di regole efficienti di governo. E dunque di attività, progetti e iniziative che riguardano trasporti, servizi, energia, scuole, sanità, lavoro e soprattutto case.
Si parla già di dotare il territorio di strumenti in grado di garantire governabilità, rapidità, trasparenza, efficienza. Tra comune di Milano e Regione, tra il Sindaco Sala e il Governatore Fontana i punti in comune sono parecchi. Le possibilità di arrivare a un accordo, concrete.
Per buona ispirazione, vale la pena rileggere Italo Calvino: “Di una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”. E la prima domanda è questa: migliora, in una città dotata di risorse e poteri, la qualità della tua vita? E il futuro delle nuove generazioni?
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