È la fine della monarchia britannica? |
È uno scatto che ha fatto il giro del mondo: l’ex principe Andrea, fratello di Re Carlo e terzogenito della defunta Regina Elisabetta, immortalato in auto dopo l’arresto — proprio nel giorno del suo sessantaseiesimo compleanno.
Il reale caduto in disgrazia era già da tempo al centro di polemiche per i suoi legami con Jeffrey Epstein e la sua complice Ghislaine Maxwell. Il fratello gli aveva già revocato titoli e incarichi ufficiali. Ma vederlo arrestato per abuso d’ufficio segna un salto di qualità.
Non è il primo scossone per la famiglia reale britannica. Eppure, mentre Andrea trascina l’immagine della cosidetta “Firm” ai minimi storici — è la prima volta che un membro viene arrestato dai tempi di Re Carlo I, quattrocento anni fa — la domanda sorge spontanea: potrebbe essere la goccia che fa traboccare la corona?
Gli scandali non sono una novità a Buckingham Palace. Chi può dimenticare il 1992, l’“annus horribilis”, con il castello di Windsor e tre matrimoni reali in fiamme? O, più di recente, l’uscita di scena di Harry e Meghan, ribattezzata “Megxit”?
Elisabetta sapeva planare sopra le tempeste con grazia imperturbabile, e Carlo ha certamente ereditato qualcosa del suo galateo istituzionale. Alla notizia dell’arresto di Andrea, il sovrano ha reagito con l’aplomb stoico che ha caratterizzato il regno della madre. Le autorità “hanno il nostro pieno e totale sostegno e la nostra collaborazione”, ha dichiarato in merito alle indagini. Poco dopo era alla London Fashion Week, intento a preservare una parvenza di intoccabilità e quell’essenza del celebre “keep calm and carry on” che è diventato quasi un mantra nazionale.
Ma viviamo in un’epoca polarizzata, in cui ai personaggi pubblici si chiede responsabilità. E il semplice “aplomb” non basta più.
Sempre più giovani si dichiarano contrari alla monarchia; tra i 18 e i 24 anni il sostegno è sceso sotto il 50%. Se gli scandali del passato potevano essere percepiti come drammi da gossip, beghe sentimentali paragonabili a quelle del pantheon greco-romano, questo trascina la Corona nel terreno torbido della criminalità.
Ciò che ha sempre distinto il Regno Unito è il suo senso di eccezionalismo. La monarchia britannica, essa stessa un antico mosaico di aristocrazie teutoniche, ne è l’incarnazione più evidente. Del resto, quando si dice “la Regina” ci si riferisce solitamente a Elisabetta, non a una delle tante sovrane sparse per il mondo.
Ma i miti restano miti, e le bolle prima o poi si sgonfiano.
A tredici anni, italiano residente in Inghilterra e senza alcun legame con l’aristocrazia inglese, vinsi una borsa di studio — la cosiddetta King’s Scholarship — per Eton College, il più celebre e prestigioso liceo del Paese. La vita era vittoriana: si dormiva a scuola sette giorni su sette, con la divisa “da pinguino”, e ogni mattina si assisteva a preghiere in latino. Talvolta la Regina veniva alle nostre recite di scuola. Ricordo pure di averla sentita chiacchierare con Filippo e il preside sotto la mia stanza, allora situata in cima a una torre in stile Tudor sopra il portone d’ingresso.
Avete presente la fiaba di Andersen, I vestiti nuovi dell’imperatore? È forse l’immagine più efficace per descrivere la monarchia britannica. Non c’è nulla di realmente magico nel mondo dei reali, se non la sua ostinata capacità di credere — e di far credere agli altri — di esserlo.
Il mito dell’eccezionalismo può sopravvivere ancora per un po’. Può distrarre. Può essere confezionato per l’intrattenimento in stile Netflix, come in The Crown. Ma richiede anche una certa abilità. Perfino le star dei reality, per quanto “senza talento”, devono saper catturare l’attenzione del loro pubblico. Elisabetta possedeva un’aura quasi mistica di intoccabilità. Re Carlo non ce l’ha. E non avendo questo scudo pseudo-divino, ogni scandalo ha il suo peso.
E così torniamo alla domanda iniziale: è davvero la fine della monarchia britannica, come si è chiesto un editorialista del settimanale anglo-americano The Week? Non ancora, almeno per ora. Il sostegno resta solido, e l’identità nazionale di molti britannici è ancora intrecciata alla Corona.
Ma è un punto di svolta in un declino lento di un’istituzione che sta perdendo il sostegno dei suoi stessi sudditi. Perché se un reale può finire dietro le sbarre, allora nessun reale è davvero al di sopra di tutto.
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