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Proporzionale sì, ma senza sbarramento

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16.09.2019

Si torna a parlare di legge elettorale proporzionale. Ma questa volta a farlo non è una minoranza di nostalgici della prima Repubblica, ma le stesse forze che compongono il nuovo governo, fino a poco tempo fa fautrici del maggioritario.

Peraltro componenti importanti e influenti delle stesse non sono affatto convinte del proporzionalismo. E’ quindi necessario fare il punto su questa vicenda che si prospetta assai intricata e incerta.

A cosa dobbiamo questa positiva seppur parziale conversione verso il proporzionalismo? In effetti il Rosatellum in presenza di una riforma costituzionale che dimezza il numero dei parlamentari renderebbe evidente anche ai ciechi la propria incostituzionalità, perché, incrementando l’ampiezza dei collegi accrescerebbe la distanza fra gli eletti e gli elettori, comprimerebbe oltre misura il pluralismo politico, approfondirebbe la distorsione fra la volontà espressa dagli elettori ed il risultato ottenuto in termini di seggi.

Tutto bene, quindi? No, per una serie di motivi, tra i quali il primo è proprio l’irragionevolezza della modifica costituzionale che si vuole attuare. Diversi costituzionalisti, fra cui il compianto Rodotà, fin dai lavori della Commissione bicamerale Bozzi (1983-1985) - che però poi adottò a maggioranza una soluzione diversa di cui comunque non si fece niente – hanno proposto di passare da un sistema bicamerale “perfetto” ad uno monocamerale.

Il disegno di legge di revisione costituzionale attuale, che ha già ricevuto tre voti favorevoli in Parlamento con la precedente maggioranza, prevede la permanenza due camere con le stesse funzioni. Tanto più che si prevede........

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