L'Ia ci fa diventare utenti della nostra vita, non più gli autori |
L'intelligenza artificiale non è più una promessa del futuro, ma un inquilino onnipresente nelle nostre vite. Se ne discute ovunque, anche se il dibattito raramente riesce ad andare oltre gli aspetti tecnologici ed economici. Eppure, i segnali di una crisi profonda sono già tra noi: il primo caso in Italia di una ventenne che si è rivolta a un SERD per una dipendenza da IA è solo la punta dell'iceberg. In effetti la dipendenza è il rischio più immediato e anche più visibile. Negli ultimi anni, gli appelli riguardo l’attenzione ai nostri ragazzi, i limiti all’utilizzo dei social, la costruzione di leggi ad hoc per difenderci dal rischio, l’aumento dei disturbi del neurosviluppo e dell’umore in età troppo basse per supportarne la portata sono tutti elementi con cui ci stiamo armando. Abbiamo già una letteratura e delle evidenze - più o meno scientifiche - che supportano delle strategie di intervento, ma esistono minacce più infide e invisibili che agiscono nell’ombra, andando a intaccare le fondamenta stesse delle relazioni umane e della nostra struttura cognitiva. Sono due le grandi minacce, profondamente pericolose proprio perché più invisibili e silenziose: La prima è la trappola della conferma perenne. Se da un punto di vista psicoanalitico sappiamo bene che la relazione è il fondamento della struttura dell’essere umano e che la sana relazione è la condizione prima della salute dell’essere umano, ecco che la prima grande insidia dell'IA risiede nella sua natura iper-confermante. Progettata con logiche di marketing - per essere piacevole - e algoritmiche - per essere efficiente - l’IA è lo specchio narcisistico perfetto: sempre presente, priva di bisogni propri (cioè non ci chiede nulla), tendenzialmente inclinata a restituirci una versione sempre confermante di noi stessi (per ‘lei’ abbiamo sempre ragione ‘noi’). Ma queste sono dinamiche diametralmente opposte a ciò che invece la relazione autentica tra esseri umani richiede: diversità, disconferma, confronto. Il rischio è allora enorme poiché di fronte a una conferma costante (hai ragione) non si va più a cercare una negazione (no, ti sbagli) cosa ben più naturale e frequente nell’incontro con l’altro.........