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Castrovillari, dove il teatro sa ancora porgere domande

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04.06.2026

Riassumere i miei tre giorni a Primavera dei Teatri, il festival dei nuovi linguaggi della scena contemporanea giunto alla sua ventiseiesima edizione e andato in scena a Castrovillari dal 26 al 31 maggio 2026, non è semplice. Ma se dovessi scegliere una parola − o meglio, un verbo − per raccontarli, probabilmente sarebbe porgere.

L'ha usata Dario De Luca, che dirige la rassegna insieme a Saverio La Ruina, parlando di Le Tre Cicoriane, il suo spettacolo in dialetto calabrese. Una scelta linguistica che, per chi non appartiene a quel territorio, avrebbe potuto creare distanza. E invece no. Citando Eduardo De Filippo, De Luca ha spiegato che il segreto per farsi capire sta nel modo in cui, appunto, si porgono le parole: nel peso che si dà a una frase, nel colore che le si restituisce, nell'intenzione con cui la si consegna a chi ascolta.

Mi sono accorta, a fine festival, che quella spiegazione andava ben oltre il singolo spettacolo e finiva per descrivere un'intera idea di teatro. Perché quasi tutti i lavori incontrati a Castrovillari sembravano animati dalla stessa urgenza: consegnare qualcosa agli spettatori. Una domanda, una ferita, una storia, un dubbio. E fidarsi del fatto che,........

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