Ottomila chilometri a piedi, sul trekking più lungo al mondo: la storia geniale di Va' Sentiero

C'è un momento preciso in cui tutto è cominciato. Era l'ottobre 2016, e Yuri Basilicò stava attraversando un vallone ai piedi del Monte Cinto in Corsica: percorreva il GR20, la Grande Randonnée più celebre e impegnativa di Francia, un'alta via leggendaria per i trekker di tutto il mondo. Quel giorno, complice una pesante nebbia calata d'improvviso, Yuri smarrisce la traccia, sino a quando incontra tre ragazzoni biondi e scandinavi, persi anche loro come lui. Insieme ritrovano la retta via, condividono il pranzo, finché uno dei tre gli fa una domanda destinata a cambiare per sempre la sua vita: «Visto che sei italiano, lo conosci il Sentiero Italia?». Era la prima volta che Yuri sentiva nominare quelle due parole, le stesse su cui avrebbe camminato, passo dopo passo, per tre anni di fila.

Da quella scoperta nasce Va' Sentiero, uno dei progetti culturali più visionari dell'Italia che cammina. L’idea è semplice: percorrere il Sentiero Italia e documentarlo, facendo di questo viaggio un osservatorio sulle montagne italiane.

«Bussai letteralmente a tutte le porte», mi confida Yuri con il sorriso di chi si è lasciato alle spalle qualcosa di irripetibile. Un mattino d'inverno del 2017 si presenta in via Petrella a Milano, alla sede del Club Alpino Italiano, che negli anni Ottanta aveva messo in fila una poderosa rete sentieristica, dando vita così proprio al Sentiero Italia. Nello zaino portava con sé un paio di pagine scritte di getto, in serbo una dichiarazione spontanea: “Buongiorno, vorrei parlare con il presidente, ho un progetto da proporre, si tratta di una cosa veloce”. La portinaia lo rispedisce però a casa, senza tanti complimenti: serviva un appuntamento.

Yuri Basilicò non si arrende e un appuntamento importante lo prende, con quel qualcuno che conosce davvero, palmo a palmo, il Sentiero Italia: Riccardo Carnovalini, camminatore fondamentale nello scenario nazionale, l'italiano con probabilmente più chilometri nelle gambe, un mito per le nuove generazioni. E poi Teresio Valsesia, Giancarlo Corbellini, ovvero i tre protagonisti del CamminaItalia, la prima storica spedizione sul "sentiero dei sentieri", nel 1995.

A quel punto Yuri condivide l'idea con Sara Furlanetto e Giacomo Riccobono, due amici accomunati dallo stesso amore per le montagne e dal desiderio di realizzare qualcosa di pazzo e di concreto insieme. Il nome viene suggerito da un'amica, Giulia: quell'assonanza verdiana, con il suo piglio scanzonato e al tempo stesso perentorio, in risonanza con ideali di libertà e di coraggio, conquista tutti al primo dire. Nel febbraio 2017 i tre fondano un'associazione: ancora non lo sanno, ma li aspettano anni di duro lavoro e zero certezze.

Insieme costruiscono una rete di partner, trovano uno dopo l'altro gli sponsor e lanciano un crowdfunding. «Uno dei momenti più belli fu proprio agli inizi della raccolta fondi, quando ci accorgemmo di avere ricevuto 5.000 euro in un solo giorno: fu allora che, forse per la prima volta, ci rendemmo conto che il nostro sogno stava diventando realtà. Perché interessava a tanti, e non a tre sognatori soltanto».

Di soldi ce ne sarebbero voluti molti di più, per un viaggio enorme che ha richiesto una poderosa pianificazione: «Tre anni di cammino, due di studio preliminare, un altro ancora per portare a termine quanto ci eravamo prefissati: in primis, la pubblicazione di una guida digitale gratuita sull’intero Sentiero Italia - sia tecnica che culturale, tappa per tappa - per contribuire a far conoscere quell’incredibile percorso. Oltre alle spese di viaggio, abbiamo tanto investito nella realizzazione d’una miriade di attività, tra cui incontri pubblici con le comunità locali, concerti, spettacoli teatrali, performance e talk, per festeggiare ogni territorio attraversato, durante la percorrenza». 

Un progetto, insomma, che è cresciuto e maturato nel tempo, ma che agli inizi ha necessitato di un coraggio radicale. Così, insieme a Sara e Giacomo, Yuri recluta un team di giovani volontari disposti a mollare tutto, lavoro compreso. Nessuno di loro veniva da famiglie facoltose, ma il sogno valeva il rischio. «Non fu per niente facile, specie agli inizi, quando tutti i potenziali sponsor ci dicevano che l'idea era bellissima… ma aspettavano che qualcun altro si muovesse per primo». 

Ma torniamo a Yuri, Sara e Giacomo. Nel frattempo, in un perfetto allineamento di pianeti, proprio nel 2019 il CAI annuncia un progetto di restauro dell’intero percorso. E così, mentre Va’ Sentiero scalda i motori, centinaia di volontari si ritrovano impegnati in un’opera ciclopica, dalla verifica alla mappatura, alla nuova segnaletica, per migliaia di chilometri; proprio su quel grandioso percorso dove Va' Sentiero stava per muovere i primi passi. 

1° maggio 2019: a Muggia, nel golfo di Trieste, un folto gruppo di camminatori si riunisce a leggere ad alta voce Kavafis: “Quando ti metterai in viaggio per Itaca…”. L’avventura ha ufficialmente inizio, non resta che partire. La squadra conta un videomaker (Andrea Buonopane), una fotografa (Sara Furlanetto), un responsabile logistico (Giacomo Riccobono), un cambusiere-ricercatore culturale (Francesco Sabatini) e una guida (Yuri Basilicò). A valle li aspetta Santos, un furgone da 70 cavalli purosangue, a portare strumentazione e tecnologia - tre macchine fotografiche, drone, obiettivi, computer e hard disk - pezzi di ricambio per un'avventura che si preannuncia lunghissima. In sella c'è Giovanni Tieppo detto il Giova, camionista pensionato classe 1950, anche lui volontario, manco a dirlo. 

Con la pandemia nel mezzo, invece dei due anni previsti a camminare l'Italia, ne sono serviti tre. Il Covid ha costretto la lunga carovana a fermarsi e ripartire, a rivoluzionare calendari e logistiche. Ma non ha fermato la viandanza: nel 2019 la spedizione raggiunge i Monti Sibillini, nelle Marche. «Fu in quelle tappe stupende e sconvolte dal terremoto del centro Italia che raggiungemmo la cifra record di circa 300 camminatori in viaggio con noi in una singola giornata». Nel 2020, nei mesi sottratti al lockdown, Va’ Sentiero percorre la bretella molisano-pugliese fino al faro di Santa Maria di Leuca, punta estrema del tacco d'Italia. Nel 2021 è la volta del grande Sud: Sicilia, Sardegna poi, il 25 settembre 2021 - cinque anni dopo quella fortuita domanda sui monti corsi - il viaggio si conclude al vecchio forte San Jachiddu, affacciato sullo Stretto di Messina. I numeri, in conclusione, sono da capogiro: 7.887 chilometri percorsi a piedi, 365 tappe come i giorni di un anno, 16 parchi nazionali attraversati, oltre 400.000 metri di dislivello positivo totalizzato. Yuri, Sara, Giacomo e tutti gli altri sono passati e hanno dormito ovunque: in tende, stalle, rifugi, palestre, bivacchi, cantine, parrocchie, e nelle case di così tanti sconosciuti che hanno aperto la porta con generosità e allegria. «Ma abbiamo avuto la fortuna di sostare persino in hotel di lusso, laddove il nostro entusiasmo ha contagiato i proprietari di strutture solitamente lontane dall’orizzonte di clienti zaino in spalla. Le sezioni CAI distribuite in tutta Italia, poi, sono state i nostri punti di riferimento principali, ovunque andassimo».

Ma non solo. Il lungo viaggio a piedi di questi eccezionali ragazzi è diventato una serie televisiva distribuita dal canale Sky LaEffe, ma anche il libro pubblicato da Rizzoli firmato da Yuri e Sara (Premio Itas 2024), una mostra fotografica itinerante a livello internazionale — con gli scatti di Sara Furlanetto, che oggi sono parte dell'archivio fotografico nazionale dell'Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione — e un documentario indipendente in uscita nell'autunno 2026. Tutto per rispondere alla domanda primaria del progetto, alla ragione essenziale che li ha mossi alla realizzazione dell’impresa: come stanno le montagne italiane? «È questo il punto a questo teniamo di più – sottolinea Basilicò – la spedizione sul Sentiero Italia prima di tutto non è stata un viaggio, non un'impresa… ma un progetto di documentazione, un'indagine sui nostri paesaggi culturali, gli ambienti naturali e il loro stato di salute».

Oggi Yuri Basilicò e Sara Furlanetto, co-founder e attuali coordinatori — lui classe 1987 di Ponte dell'Olio (Piacenza), lei nata nel 1993 a Castelfranco Veneto (Treviso) — portano avanti la stessa mission orientata verso nuovi percorsi. «Oggi Va' Sentiero è più che mai un progetto in piena attività, sviluppando strategie di marketing territoriale nel solco del turismo lento, e portando avanti attività editoriali e documentarie, valorizzando luoghi poco noti dove l'escursionismo porta consapevolezza e visibilità». L’iniziativa più recente si chiama Va' Sentiero Fest, il primo festival in cammino: due settimane di trekking gratuito arricchite da un calendario di eventi e attività culturali, per trasformare l’esperienza di un attraversamento a piedi in una scuola itinerante della montagna. Riprendendo la formula partecipativa esplorata lungo il Sentiero Italia: «dal 5 al 17 luglio attraverseremo tutto il Parco Nazionale del Pollino, combinando le camminate quotidiane con concerti, incontri e dibattiti lungo le tappe: un festival-spedizione che toccherà uno dopo l'altro numerosi borghi, custoditi dalle montagne meno note». Perché il sentiero non è solo una via da percorrere, ma anche una chiave di lettura con cui interpretare il territorio, e la vita che lo attraversa.

Per informazioni: www.vasentiero.org  Sui social (IG + FB) @vasentiero

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