Dal carbone all'oro. Una storia di cammini in Sardegna
C'è una storia italiana di riscatto che comincia nel buio del sottosuolo e finisce al luccichio del mare. Che principia nel ventre delle miniere di piombo, zinco, carbone e culmina in un trionfo dorato. Oro per il Cammino Minerario di Santa Barbara: come il sole di Sardegna, come il bagliore del podio più alto, conquistato attraverso il voto digitale di Komoot, aggiungendo una festa alla festa per i dieci anni dalla sua nascita. Ma andiamo per ordine. La storia del Cammino Minerario di Santa Barbara racconta un percorso di 525 chilometri di sconfinata bellezza, che abbraccia il Sulcis Iglesiente, l'Arburese e il Guspinese, un'ampia area del sud-ovest di questa selvaggia isola. Un anello che parte e ritorna a Iglesias, la città medievale nel cuore del Sulcis, in trenta tappe di spettacolare percorrenza. Per il 75%, la via si dispiega lungo sentieri, mulattiere e carrarecce. Sono creste che costeggiano il mare infilandosi nella macchia mediterranea, sono lingue di terra che si infilano inerpicandosi nelle foreste del Marganai, per poi ridiscendere alle vedute cristalline di Cala Domestica, fiancheggiano le bianche dune di Piscinas, contemplano i faraglioni del Pan di Zucchero, che emergono dal Mediterraneo come guardiani di pietra.
E così, il gioiello del Sulcis lo scorso gennaio ha conquistato il Global Choice Award di Komoot, un riconoscimento che significa tanto per questa stupenda area della Sardegna, troppo spesso identificata – in senso quasi tautologico – con l’immagine di un sud arretrato e povero. Ora il meridione sardo sta cambiando, perché l’impatto che il Cammino Minerario di Santa Barbara ha generato come una dinamo in questo territorio dimostra come si possa trasformare la memoria della fatica in bellezza percorribile, il lutto industriale in patrimonio vivo. E dice, soprattutto, perché in un'epoca di destinazioni fotogeniche e uguali a loro stesse, così tanti scelgano di camminare nello scenario di un’anti-meta turistica, tra miniere abbandonate. Perché è questo il punto. Non il premio in sé, pur prestigiosissimo, riconoscimento assegnato annualmente da Komoot, una delle principali piattaforme outdoor al mondo, con circa 45 milioni di utenti registrati. Il punto è che tra Tourspain, il Trans Canada Trail, la GT 20 Bike della Corsica o il Sauerland-Höhenflug tedesco, chi ha votato ha scelto una terra che per secoli ha rifornito di piombo e carbone l'Italia industriale e che da qualche anno ha capito che il suo vero giacimento era in superficie, non sottoterra. Un tesoro fatto di paesaggi, testimonianze e accoglienza che ha il sapore antico d’un tempo quasi immobile, di cui sentiamo un gran bisogno.
Va detto che la visione del Cammino Minerario non sarebbe mai sorta senza un geologo caparbio e appassionato nato a Iglesias nel 1950: Giampiero Pinna. Già consigliere regionale e presidente dell'Ente Minerario Sardo, fu lui a capire prima di chiunque altro che il futuro di quei territori non stava nel rimpianto, ma nel racconto. La forza del suo gesto di riscatto salì agli onori della cronaca nazionale nel 2000, quando guidò l'occupazione del Pozzo Sella di Monteponi, nelle cui profondità rimase in segno di protesta per l’incredibile durata di un anno. E fu proprio grazie a quell’azione di resistenza civile che si arrivò all'istituzione del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, riconosciuto dall'Unesco, da cui nacque, con la pazienza da geologo e la testardaggine da figlio di minatore, il progetto del Cammino, di cui si occupò con fervore instancabile fino all'ultimo giorno. Un'ischemia lo stroncò improvvisamente nell'ottobre del 2022, a 72 anni, cosicché il premio di Komoot è stato dedicato alla sua memoria.
Oggi il Cammino cammina ormai da solo, e i numeri lo dimostrano. Nel biennio 2024-2025 ha generato circa 40.000 pernottamenti sul territorio; le credenziali rilasciate nel 2025 — i passaporti dei camminatori — sono cresciute del 30% rispetto all'anno precedente, raggiungendo 4.250 unità. A custodire oggi questa eredità c’è Mauro Usai, classe 1988 da Iglesias, presidente della Fondazione CMSB, sindaco della sua città. Un testimone raccolto con la lucidità di chi sa bene quanto questo patrimonio vada reso sempre più accessibile, oltre che celebrato. Ed è proprio in questa direzione che si muovono le iniziative più recenti, quelle che rendono il Cammino non solo straordinario ma concretamente fruibile oggi. Da febbraio, infatti, è attiva la Mìnera Card: una card digitale valida dodici mesi, attivata dalla prima scansione di un QR code lungo il percorso, aprendo l'accesso a strutture convenzionate, a esperienze e agevolazioni lungo tutto l'itinerario : in poco più di un mese dalla sua introduzione, oltre mille ne sono già state rilasciate.
La gente è stanca delle destinazioni fotogeniche e affollate, e in particolare il popolo dei camminatori cerca luoghi che abbiano una memoria, un peso specifico, una storia che non finisce nella cornice di un selfie. Il Cammino Minerario di Santa Barbara ha tutto questo: la bellezza ruvida del Sulcis, gli schiaffi selvaggi del mare, l'autenticità di una terra tra le più antiche d'Europa, la dignità di una civiltà del lavoro che non ha niente a che spartire con il turismo di massa. Giampiero Pinna lo aveva capito vent'anni fa nel fondo delle gallerie di Monteponi. Il mondo - un passo alla volta, un voto alla volta - ci ha messo un po' di più, e ora ci è arrivato.
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