Il capitano della mitica Jamaica di Calgary ‘88: «A Cortina l’ultima grande pista da bob che sarà mai costruita» |
In una foto che sta per compiere quarant'anni, il capitano Stokes corre tra le palme spingendo un carrello, di quelli per la spesa al supermercato, con un bimbo seduto sul seggiolino. È in t-shirt e bermuda, il sudore applicato alla maglia fa capire che il sole batte veramente forte. Quello dovrebbe essere l'allenamento di un bobbista professionista che si prepara per la competizione mondiale più importante di sempre, l'Olimpiade. E in realtà è proprio così.
Era il 1988 e una nazione senza neve e senza ghiaccio stava per sfornare – o sghiacciare, visto l’ambito – una delle storie olimpiche più leggendarie di sempre, quella del bob jamaicano che ai Giochi olimpici invernali di Calgary fece un debutto entrato saldamente nella memoria sportiva dei Giochi a cinque stelle.
La folle intuizione fu di George Fitch e William Maloney, americani residenti in Jamaica con più di qualche interesse nell’isola caraibica, che non senza fatica reclutarono un drappello di coraggiosi, uomini che nulla avevano a che vedere con bob e sport invernali. Tra questi, il capitano dell'aeronautica Dudley Clifford Stokes, per tutti Tal.
Ieri un capitano, oggi un mito.
«È l'eredità che lascio a questo sport», racconta l'ex olimpionico oggi 63enne. «Prima di me, si pensava generalmente che i neri non fossero adatti a pilotare il bob: li ho smentiti nel 1988, ma in realtà poi ho fatto anche di meglio per tre altre Olimpiadi invernali, a partire dal risultato di Lillehammer 1994. Abbiamo aperto la strada ai tanti piloti di colore di oggi». Nella gara di bob a quattro del 1994, insieme al fratello Wayne Thomas e a Winston Watts, Stokes si classificò 14° su 30 squadre di bob partecipanti: un successo clamoroso.
Chissà quante volte ha ripetuto a media e curiosi le avventure legate a Calgary '88. Le evitiamo il salto temporale, ma ci concediamo solo un breve balzo nel passato: ricorda il momento esatto in cui le è stato chiesto di partecipare all'Olimpiade?
«Ero in congedo dal mio lavoro di pilota nell'esercito, ed era il secondo anniversario del mio matrimonio con mia moglie, Denise. Ricevetti una telefonata dal mio comandante, che mi disse che ci sarebbero state delle prove fisiche per selezionare gli atleti per la prima squadra giamaicana........