L’Inno di Mameli a bordo al rientro da Dubai: la feltrina Giulia è a casa
«Stiamo andando a prenderla a Milano, l’aereo arriva in serata ma non sappiamo con precisione a quale orario. Dipenderà dalla situazione». Poi l’abbraccio liberatorio della sua ragazza all’aeroporto di Malpensa ieri, martedì 3 marzo, sera.
Federico Coppa, il papà di Giulia, ha una voce felice, la fine di un incubo. Giulia, studentessa del liceo di Feltre era bloccata a causa dello scoppio della guerra a Dubai, dove seguiva con altri giovanissimi un programma di simulazione diplomatica internazionale dell’Onu.
Ieri era fra i 200 ragazzi che hanno potuto lasciare la capitale degli Emirati Arabi Uniti per essere rimpatriati. L’aereo è atterrato poco prima delle 20 a Malpensa: a bordo i ragazzi hanno cantato l’inno di Mameli, quasi per ringraziare l’Italia.
Un ritorno avvenuto con un giorno di anticipo rispetto alle previsioni: Giulia, infatti, aveva spiegato al Corriere delle Alpi che la previsione di partenza era per il 4 marzo, cioè oggi. Ieri, invece, le autorità italiane ed emiratine sono riuscite a organizzare un volo per recuperare e rimpatriare tutti i 204 ragazzi che erano bloccati a Dubai.
«È stato un periodo stancante, sia fisicamente, perché abbiamo trascorso delle notti travagliate, ma anche psicologicamente, per aver provato una situazione del genere» racconta Giulia in aeroporto.
Ieri la comitiva ha raggiunto Abu Dhabi in pullman, scortata in territorio arabo (l’aeroporto di Dubai era stato messo fuori uso dai missili iraniani). Con loro anche console e ambasciatore.
«Non è stata un’esperienza semplice, nonostante fossimo ospiti di una città come Dubai, aperta, ma soprattutto con target di sicurezza importanti. Se dovessi tornarci?». Ci pensa un po’ su, Giulia ma alla fine è convinta: «Io continuo a credere nella strada del dialogo. Un domani se dovessi decidere per la carriera diplomatica, lo accetterei sicuramente».
«Ci hanno dato alcune istruzioni su come comportarci, e ci hanno invitato a non uscire dall’hotel, a non frequentare luoghi affollati», aveva raccontato al giornale Giulia, spiegando anche che il gruppo era stato sistemato in hotel che avevano a disposizione un bunker nel quale poter rifugiarsi in caso di attacco. Qui hanno dovuto rifugiarsi un paio di volte, ma solo per motivi precauzionali perché erano scattati gli alert sui telefonini.
Il viaggio di ritorno è stato abbastanza lungo perché l’aereo non è potuto partire all’ora stabilita: alla fine l’Inno italiano liberatorio, intonato a bordo quando l’aereo ha toccato la pista di Malpensa... Per i genitori che attendevano con le altre famiglie, in aeroporto, il grosso sospiro di sollievo. —
