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Notre Dame, i benefattori frenano: «Dove finiranno i nostri soldi?»

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14.06.2019

Due mesi dopo il rogo e l’emozione in tutto il mondo, stasera alle 18 la cattedrale di Notre Dame da cantiere tornerà a essere un luogo di culto con una messa, celebrata dall’arcivescovo di Parigi, Michel Aupetit, davanti a una trentina di persone. All’entrata monsignor Aupetit, il rettore Patrick Chauvet, i preti, qualche operaio e alcuni laici della diocesi di Parigi saranno invitati a mettersi il casco di protezione perché all’interno i lavori sono appena cominciati, la struttura è considerata ancora instabile. I fedeli non potranno entrare — le misure di sicurezza non lo permettono — ma potranno assistere alla messa in diretta tv sul canale cattolico Kto.

La messa sarà un primo momento di raccoglimento, un’occasione per tornare allo spirito di comunione e di unità che aveva percorso non solo la Francia nelle ore successive al disastro, e che ben presto è andato perduto. In queste settimane i progetti di ricostruzione della guglia spezzata e crollata e i piani di ristrutturazione di tutta la cattedrale ferita sono stati accompagnati da molte polemiche, ravvivate ieri dalla notizia che per adesso solo il 9 per cento degli 850 milioni promessi sono stati effettivamente versati, pari a 80 milioni.

A pagare davvero finora sono stati solo i piccoli contributori privati, soprattutto americani, che hanno fornito i soldi usati per retribuire i 150 operai al lavoro nel cantiere aperto subito dopo lo spegnimento dell’incendio. «Ma i grandi donatori non hanno pagato, neanche un centesimo — dice André Finot, portavoce di Notre Dame —. Vogliono sapere esattamente dove finiranno i soldi e scegliere quale parte della ricostruzione finanziare». Subito dopo il rogo, quando i media di tutto il mondo rilanciavano le........

© Corriere della Sera