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Michel Houellebecq, il cinismo e l’amore per gli animali

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24.03.2019

Ama i salumi, dal chorizo spagnolo al culatello italiano, e questo non fa certo di lui un vegano. Ma il più grande scrittore francese vivente si pone il problema della sofferenza degli animali come si pone quello del dolore degli umani. Michel Houellebecq non arriva a eliminare la carne ma nell’ultimo romanzo, Serotonina, si mostra critico dell’agricoltura e dell’allevamento industrializzati, per ragioni economiche e sociali ma anche morali. Potrebbe essere definito un «welfarista», secondo le categorie oggi in uso in Francia: non ha fatto il salto verso l’animalismo radicale, ma si preoccupa comunque delle condizioni di vita, e di morte, di tutti gli esseri viventi, animali compresi. Apparente paradosso per chi ha fama di essere un campione di cinismo e si è attirato spesso l’accusa di misantropia. In realtà, come dice lui stesso di sé, Houellebecq è un grande romantico, un sentimentale. E «se lo spirito umano oscilla tra cinismo e sentimentalismo, è il sentimentalismo che in Houellebecq viene valorizzato», scrive Agathe Novak-Lechevalier nell’ottimo saggio Houellebecq, l’arte della consolazione.

Lo scrittore e l’amore per il corgi gallese Clément

Se l’autore di Particelle elementari e Sottomissione ama così tanto le canzoni di Neil Young, è perché — spiega — sono destinate a «quelli che conoscono la tentazione del cinismo, senza essere in grado di cederle troppo a lungo». La questione della bontà è centrale in Houellebecq: «Le società animali e umane mettono in atto diversi sistemi di differenziazione gerarchica, che possono essere basati sulla nascita (il sistema aristocratico), la fortuna, la bellezza, la forza fisica, l’intelligenza, il talento... Tutti questi sistemi mi sembrano però........

© Corriere della Sera