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Di Maio e quel «non mollate» ai gilet gialli che ha scatenato Macron

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08.02.2019

Perché adesso? Gli attacchi verbali verso la Francia sono cominciati l’estate scorsa con la crisi sui migranti, e se nei mesi scorsi il presidente Macron e i suoi collaboratori furono tentati di rispondere — con il famoso «vomitevole» o con la «lebbra nazionalista» — la linea francese da molte settimane era «non rispondere alle provocazioni, è solo campagna elettorale». Come mai allora Parigi ha scelto ora, quasi a scoppio ritardato, un provvedimento grave come il richiamo dell’ambasciatore, senza precedenti dal dopoguerra?

C’è intanto una ragione banalmente logistica: quando martedì 5 febbraio Luigi Di Maio è venuto a Parigi per incontrare il sedicente (e contestato) leader dei gilet gialli Christophe Chalençon, il ministro degli Affari esteri francese Jean-Yves Le Drian non si trovava in patria ma a Washington, alla riunione della coalizione anti-Isis. «Appena Le Drian è tornato a Parigi c’è stata una consultazione ad alto livello ed è stato deciso il richiamo dell’ambasciatore Christian Masset», dice una fonte diplomatica. Il 21 gennaio il Quai d’Orsay aveva convocato l’ambasciatrice italiana Teresa Castaldo per le «frasi inaccettabili» del vicepremier Luigi Di Maio sul ruolo della Francia e del franco CFA nella crisi dei migranti. Nonostante il grande lavoro di ricucitura dell’ambasciatrice e il suo ottimo rapporto con il collega Masset, quella convocazione non è bastata.

Il ritorno di Masset a Parigi nasce da due fattori. Il primo è la crisi di fondo, aggravata dall’appoggio di Di Maio ai gilet gialli e dalle frasi di Matteo Salvini su Macron «pessimo presidente»; il secondo fattore sono le ultime........

© Corriere della Sera