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«No a querelle di ego: le imprese francesi mobilitate con le vostre. E la Tav si deve fare»

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28.02.2019

«Le tensioni tra i governi di Roma e Parigi ci hanno aiutato nell’organizzare il Forum, paradossalmente. Il mondo imprenditoriale di Francia e Italia si è mobilitato, la reazione comune alla crisi è stata questa: le querelle di ego tra i politici non ci interessano, vogliamo unire le nostre forze per competere con i nostri veri concorrenti, che non sono in Europa ma in Cina e negli Stati Uniti». Geoffroy Roux de Bézieux, 56 anni, presidente del Medef (la Confindustria francese) dal luglio 2018, è il padrone di casa del secondo Forum economico franco-italiano che si apre oggi a Versailles.

Il suo è un approccio europeista, ma il governo italiano ha uno sguardo diverso, sovranista.
«La parola ”sovranista” per noi al Medef non è un tabù. Il mondo che abbiamo conosciuto dopo la guerra, nel quale il libero scambio aumentava ogni anno, non è più lo stesso. Ma il sovranismo può esprimersi alle frontiere dell’Europa, non al suo interno. È assurdo dal punto di vista economico pensare che due Paesi di oltre 60 milioni di abitanti e una demografia debole abbiano la forza di pesare da soli o addirittura in competizione l’uno contro l’altro. Che ci siano problemi in Europa, una burocrazia da riformare e scelte politiche da prendere è vero, e da cittadino aderisco. Ma da imprenditore sprecare energia nelle dispute tra europei è un grande errore che rischia di accelerare il nostro declino. Alla fine dobbiamo pensare alla ricchezza e alla prosperità dei nostri Paesi».

Come giudica oggi la relazione tra Francia e Italia?
«C’è qualche punto di frizione che tutti conosciamo, ma è polvere in superficie, il fondo è solido. Non siamo mai riusciti, nonostante la vicinanza storica e linguistica, a creare la stessa relazione fluida che abbiamo con i tedeschi ma è comprensibile, dopo due guerre mondiali noi francesi abbiamo spinto molto sull’amicizia con la Germania. Il Medef ha preso l’iniziativa di creare il Forum franco-italiano proprio per raggiungere la stessa facilità di relazioni a tutti i livelli. Molte cose funzionano bene, eppure penso che si possa fare ancora meglio».

Gli italiani accusano le aziende francesi di fare shopping da noi.
«Potremmo rispondere allora parlando del massiccio deficit commerciale della Francia con l’Italia. Gli investimenti francesi in Italia sono creatori di valore, di occupazione, di investimenti. Se ci fosse una politica sistematica di acquisto di imprese italiane da parte francese per portare in Francia brevetti e tecnologia potrei capire ma questo non succede. Quando i grandi gruppi francesi comprano griffe storiche in Italia è per farle crescere a livello mondiale, e questo crea ricchezza in Italia. Quanto al nostro deficit commerciale, dipende da noi, vuol dire che dobbiamo migliorare. Se noi francesi compriamo così tanti prodotti italiani è perché sono di qualità, l’industria italiana è riuscita a mantenersi competitiva con un tessuto di imprese che soprattutto nel Nord-Italia funziona benissimo, mentre le nostre filiere non sono altrettanto virtuose. Colpa nostra, non degli italiani che esportano».

I punti di attrito tra Francia e Italia dipendono dalla loro diversa struttura economica?
«Siamo diversi. Ma complementari. La Francia vanta molti grossi gruppi che sono leader mondiali, e un universo di start up che è importante, l’investimento francese nelle start-up è maggiore che in Gran Bretagna o in Germania, grazie anche alla scuola matematica francese. Ma non abbiamo quel tessuto di piccole e medie imprese esportatrici che fanno la fortuna dell’Italia. Ogni modello ha i suoi vantaggi, dovremmo uscire dalla logica dei francesi predatori e degli italiani che ci........

© Corriere della Sera