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Che errore dire: è colpa nostra

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03.04.2020

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3 aprile 2020 (modifica il 3 aprile 2020 | 20:44)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

No, non è colpa nostra. Accanto alla retorica insopportabilmente dolciastra del «ne usciremo migliori», circola in questi giorni tristi per tutti noi una metafisica dell’autocolpevolizzazione. Una mistica dozzinale in base alla quale il virus che ci ha aggredito sarebbe venuto sin qui per castigarci a causa dei nostri crimini sociali e culturali: una patologia pregressa, stavolta etica, che avrebbe indebolito le nostre fibre morali. Avete voluto sin qui viaggiare, raggiungere destinazioni lontane in aereo, usare l’alta velocità ferroviaria, costruire grandi città, andare al ristorante, deliziarvi con gli aperitivi, aprire stabilimenti industriali, frequentare cinema e teatri, fare i turisti, consumare, delitto massimo, ciò che non è necessario alla sopravvivenza, cambiare frequentemente vestito e comprarne sempre di nuovi anche se il guardaroba è già saturo, bighellonare per discoteche e movide varie, muovervi nei weekend, costruire grattacieli, mangiare prodotti fuori stagione, andare in palestra, assembrarvi nei concerti, fare la fila ai musei di richiamo, fare jogging e pilates? Allora, adesso espiate per i vostri peccati. Vi siete adattati,........

© Corriere della Sera