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La Resistenza «nelle retrovie» di Antonio Barolini. Un diario da rileggere il 25 aprile

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25.04.2020

Partigiani a Milano il 25 aprile 1945 (Ansa)

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24 aprile 2020 (modifica il 24 aprile 2020 | 23:04)

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Che razza di reclusione stiamo vivendo oggi in rapporto alla reclusione o alla clandestinità che hanno vissuto gli antifascisti? È una domanda cui si può rispondere leggendo certi diari storici. Quello di Antonio Barolini (Diario di clandestinità e altri scritti in tempo di guerra, 1943-1945, edito da Neri Pozza a cura delle figlie Susanna e Teodolinda) è composto da quaderni di appunti intimi soprattutto spirituali e morali.

Barolini fu scrittore, poeta e giornalista, vicentino classe 1910, rimasto presto orfano del padre Giuseppe, ufficiale di Marina e vittima della Grande Guerra; impiegato di banca nella sua città, fu condannato in contumacia a quindici anni di carcere dal Tribunale speciale per l’attività di propaganda antifascista svolta durante la direzione del «Giornale di Vicenza», dal luglio al settembre 1943, attraverso i suoi editoriali. Ricordandola nel dopoguerra, Barolini definirà quell’esperienza giornalistica come un’«opera di educazione» pensando soprattutto a un tipo di formazione spirituale e civile che negli anni sempre più........

© Corriere della Sera