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Andreotti e la «maledizione del Quirinale» (che alla fine colpì proprio lui)

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27.12.2025

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Per decenni aveva giurato di non aspirare alla presidenza della Repubblica, perché considerava quel «Colle più alto» un luogo ambito ma proibito

Verso il Quirinale Giulio Andreotti ostentava un atteggiamento di distacco: una via di mezzo tra lo storico e l’entomologo. Ma l’aveva studiato a lungo, ne aveva osservato e accompagnato i riti, le procedure, gli abitanti. Per decenni aveva giurato di non aspirare a fare il Presidente della Repubblica. Con civetteria e reticenza forse anche verso le proprie ambizioni, liquidava l’argomento dicendo: «Io al Quirinale? Non ci penso proprio. Sette anni sono un periodo troppo lungo. Roba da diventare matti. Si è come prigionieri tra cerimonieri, corazzieri, pastarellari, cerimonieri, staffieri che ti girano intorno…». Mentiva anche a sé stesso.

Era un modo per esorcizzare il fatto che considerava quel «Colle più alto» un luogo ambito ma proibito, quasi maledetto. Amava descriverlo con un pizzico di ironia dissacratoria, e non solo da quando era abitato dai presidenti della Repubblica, ma da prima. Lo intrigava quell’enorme palazzo che fino all’unità d’Italia era stato la resistenza estiva dei papi, poi quella dei monarchi Savoia, e dopo il referendum su monarchia e repubblica del........

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