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Massimo, gli aneddoti e quei lunghi silenzi

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17.04.2019

Era un uomo colto, coltissimo, Massimo Bordin. Lo dicevano tutti e lo ripetono adesso che è morto. Ma nel suo caso quell’aggettivo non faceva rima con noioso. Quando, a tavola, tra una sigaretta e un bicchiere di vodka, gli capitava di parlare con chi era molto più giovane di lui dell’ “amato” Trotsky, sapeva come attrarre subito l’attenzione del suo pubblico. Per catturare gli svagati, o gli addormentati (perché adorava fare le ore piccole benché si alzasse all’alba per la sua mitica rassegna) raccontava un particolare (per molti inedito) che risvegliava la curiosità di tutti. «Cristian De Sica era il nipote dell’assassino di Trotsky». Mischiava il gossip, le facezie e la storia per incantare i suoi ascoltatori. Anche quando, spesso e volentieri, dedicava serate........

© Corriere della Sera