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Lotti parla di «fango e ipocrisie»

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13.06.2019

Nicola Zingaretti scontenta quanti nel suo partito — a cominciare dal neo eletto alle Europee Franco Roberti, ex procuratore nazionale antimafia — gli chiedevano la testa di Luca Lotti. Eppure la pressione era forte, anche fuori dal Pd in quei settori dell’opinione pubblica che da sempre hanno un peso al Nazareno. Con una nota, diffusa nella serata di ieri, il segretario precisa: «Se emergeranno rilievi penali, mi atterrò sempre al principio garantista e di civiltà giuridica secondo il quale prevale la presunzione di innocenza vino alle sentenze definitive. Agli esponenti del Pd protagonisti di quanto è emerso non viene contestato alcun reato. Per questo ogni processo sommario celebrato sulla base di spezzoni di intercettazioni va respinto».

Parole chiare per rispondere a quanti gli chiedono di intervenire pesantemente nei confronti di Cosimo Ferri e, soprattutto, di Lotti. Ma Zingaretti vuole anche tenere il partito al riparo dal caso Csm. Da quando è stato eletto, il segretario è alle prese con vicende giudiziarie che non riguardano la sua gestione: la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, prima, e adesso la storia di Lotti. Per questo Zingaretti ci tiene a fugare ombre e sospetti: «Il Pd — continua nella nota — non ha mai dato mandato a nessuno di occuparsi degli assetti degli uffici giudiziari. Dal punto di vista dell’opportunità politica il partito che ho in mente non si occupa di nomine di magistrati». Come a dire: Lotti ha agito per conto suo, il suo atteggiamento non è quello del “mio” Pd . Ma questa ultima precisazione fa infuriare l’ex ministro, che ricorda al segretario: «Nel “tuo” Pd ci sono anche io e pure io non faccio........

© Corriere della Sera