Elly Schlein: «Dal Colle parole di alto profilo ma Meloni ha ignorato l'appello. Con il No difendiamo la Carta» |
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Elly Schlein: «Dal Colle parole di alto profilo ma Meloni ha ignorato l'appello. Con il No difendiamo la Carta»
La segretaria pd: ora sui dazi la premier difenderà Trump o l’Italia?
Elly Schlein, Mattarella ha rivolto un appello al reciproco rispetto delle istituzioni, verrà raccolto in questa campagna elettorale?«Il presidente della Repubblica ha fatto un discorso di altissimo profilo e speravo che il suo appello al reciproco rispetto delle istituzioni venisse ascoltato da tutti e invece qualche ora dopo Meloni ha fatto un altro video in cui attaccava i giudici, il terzo in pochi giorni, ignorando l’appello del capo dello Stato. L’altro ieri, poi, Meloni ha detto in tv che qualcuno vuole la lotta nel fango, senza fare nomi ovviamente, perché non si prende mai le sue responsabilità. E a me sentendola è venuto in mente il profilo social del suo partito che ogni giorno posta attacchi contro i giudici su singole sentenze o su presunti rapporti con l’estremismo di sinistra. Ecco, io penso che bisognerebbe pensare anche al giorno dopo il referendum, perché delegittimare un potere dello stato incrina la fiducia dei cittadini verso tutte le istituzioni. Noi invece speriamo da qui in avanti di poterci confrontare sul merito della riforma».
Segretaria, all’inizio la criticavano sostenendo che si sarebbe tenuta defilata dalla campagna referendaria.«Non ho mai capito a cosa si riferissero. Ormai dovrebbero conoscermi, in ogni campagna mi metto pancia a terra e attraverso il Paese. Questa volta ho voluto intrecciare le nostre ragioni del No con un percorso di ascolto sui temi. Ora siamo a Firenze su lavoro dignitoso, politiche industriali, agricoltura e transizione ecologica».
Perché mettere insieme le due cose?«Perché non vogliamo concedere a Giorgia Meloni di ignorare in questi mesi di campagna referendaria la questione sociale ed economica che il governo cerca in tutti i modi di coprire, visti la crescita a zero, il calo della produzione industriale per più di trenta mesi, i salari bassi e il carovita».
Il vostro percorso d’ascolto, che avete chiamato l’«Italia che sentiamo», quando terminerà?«Il 7 marzo a Roma. Stiamo ascoltando le categorie produttive, i sindacati, il terzo settore, gli esperti e nel frattempo i nostri militanti stanno facendo banchetti e porta a porta per la campagna referendaria ma anche per un’indagine sociale, in cui chiediamo alle persone, pure a quelle che non votano, quali sono le loro condizioni di vita, di lavoro, di accesso alla sanità. Stiamo facendo noi quello che il nostro governo non fa: ascoltare il Paese».
Se vincesse il Sì sarebbe una sua personale sconfitta?«Se dovesse vincere il Sì sarebbe un problema per il Paese. Quello che è in gioco non è un referendum pro o contro il governo o la magistratura, ma sulla nostra idea di democrazia. Infatti l’indipendenza della magistratura serve a tutelare i diritti di ogni cittadino e a far sì che la legge sia veramente uguale per tutti».
Ma nella riforma Nordio non c’è scritto che la magistratura verrà controllata dal governo.«Guardi, io sto facendo tutta la campagna utilizzando le frasi pronunciate dai membri del governo. Mantovano ha detto che la riforma riequilibrerà i rapporti tra magistratura ed esecutivo. Nordio ha dichiarato che la riforma non servirà a rendere la giustizia più efficiente e veloce per il bene dei cittadini. E Meloni quando la Corte dei conti ha riscontrato delle irregolarità sul ponte sullo Stretto ha affermato che con la riforma si metterà fine a “questa inaccettabile ingerenza”, confermando con le sue parole che il governo vuole controllare la magistratura».
Il governo però dice di volere solo la separazione della carriere.«Quella c’è già grazie alla riforma Cartabia, che prevede che un giudice o un magistrato possano cambiare carriera una sola volta nella vita. E da quando c’è quella normativa ci sono stati al massimo venti cambi di carriera all’anno. Ma non si cambia la Costituzione per venti persone all’anno! La verità è che loro con quella riforma spaccano il Csm in due e sorteggiano i suoi rappresentanti. Ma così si rischia di avere un Csm di soli pm, che diventerebbero dei super poliziotti slegati dalla cultura giurisdizionale. E infatti Tajani già ora dice che poi bisognerà fare in modo che non possa più usufruire della polizia giudiziaria, il che significa che potrà utilizzare solo le forze dell’ordine che fanno capo ai ministeri, cioè al governo, quindi è innegabile che vogliano assoggettare la magistratura all’esecutivo. Ma noi non vogliamo in Italia un modello come quello Orbán o Trump».
Lei accennava anche al sorteggio.«Certo, ma chi affiderebbe la propria rappresentanza al sorteggio dei parlamentari o chi affiderebbe la propria vita a un sorteggio tra chirurghi?».
Non l’hanno scandalizzata le parole di Gratteri che dice che i delinquenti votano Sì?«Gratteri non è un ministro della Repubblica. Io trovo incredibile che Nordio abbia detto che il Csm, presieduto da Mattarella, ha un metodo para-mafioso e trovo sorprendente che il ministro non si sia scusato e che Meloni non abbia preso le distanze».
A proposito di giudici, la Corte suprema ha bocciato Trump sui dazi.«Già, la guerra commerciale di Trump è stata messa fuori dalla legalità dalla Corte suprema. La Corte ha così dimostrato che ogni potere incontra un limite... A questo punto ci chiediamo se Meloni vorrà fare un video per attaccare i giudici americani o deciderà di difendere gli interessi nazionali. Lei sui dazi non è riuscita a dire una parola chiara e questa sua subalternità a Trump l’ha portata ad aggirare la Costituzione per il Board of Peace. Ma la subalternità di Meloni a Trump la paga, a caro prezzo, l’Italia».
Schlein, che cosa pensa del decreto sul caro bollette?«Il costo dell’energia in Italia è il più alto d’Europa e anche per questo le nostre imprese perdono competitività. Il governo ha fatto un decreto dopo sette mesi e noi ci aspettavamo di più. Il bonus si è dimezzato. L’anno scorso era di 200 euro, quest’ anno il contributo è di 110. E si è dimezzata anche la platea di italiani che ne usufruisce. Il ceto medio, che è quello più penalizzato, ha solo uno sconto su base volontaria affidato alle aziende energetiche in cambio di visibilità — e non mi chieda che significa perché lo ha detto Meloni. E non si capisce perché non abbiano usato i soldi delle aste Ets per abbattere gli oneri anziché compensarli spalmandoli sulle bollette di tutti e rischiando la bocciatura Ue. Però questo decreto ha un elemento positivo che riguarda i contratti a lunga durata e l’acquirente unico, in questo ci hanno ascoltato».
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