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La (mesta) ritirata di Nogarin M5S rischia nell’ex fortino rosso

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22.05.2019

«In quanto unico presente in aula, dichiaro degnamente finita questa legislatura». Esserci, non c’era nessuno. Neppure uno dei suoi, figurarsi l’opposizione. Al presidente del Consiglio comunale Daniele Esposito non è rimasto che prenderne atto, con parole amare e anche caustiche.L’era del nogarinismo si è chiusa con una scena alquanto mesta. Alla seduta domenicale del 7 aprile, l’ultima della «rivoluzione livornese», così l’aveva definita nel 2014 il sindaco appena eletto mentre arrivava in piazza XX Settembre a cavallo della sua bici tra due ali di folla festante, l’hanno lasciato solo, seduto e perplesso sullo scranno più alto. Come se questi cinque anni appena trascorsi fossero una storia ormai remota, una parentesi già chiusa. Al canto dell’upupa hanno creduto in pochi, anche tra i Cinque Stelle, e questo potrebbe spiegare la disaffezione che accompagna una uscita di scena inadeguata rispetto al valore simbolico di quella vittoria. Filippo Nogarin è stato davvero il primo. A quel tempo, Federico Pizzarotti era già stato catalogato tra gli eretici ed espulso come un corpo estraneo, mentre Virginia Raggi e Chiara Appendino erano ancora là da venire. E poi Livorno, la città rossa per eccellenza, orgogliosa di esserlo, dove è stato fondato il Partito comunista, dove da 68 anni comandava sempre il centrosinistra.

La scelta di non ripresentarsi, inusuale per un sindaco uscente, è stata spiegata da Nogarin con l’impossibilità di fare il proprio lavoro, dovuta al peso delle inchieste penali. Sulle sue spalle ne pesano cinque, da quella sull’alluvione, la più grave, a quella che lo accusa di non essere riuscito a eliminare i versi notturni di un uccello. Ma ai suoi sostenitori è sembrata davvero una scusa, un abbandono di campo a favore di un seggio a Bruxelles, senz’altro più defatigante. L’ingegner Filippissimo, definizione sua, è rimasto nel guado del passaggio dall’opposizione e dalla denuncia al governo di una città in crisi, con un tasso di disoccupazione superiore dei dieci per cento alla media regionale, con il porto in continuo declino quando invece dovrebbe essere il motore di qualunque ripresa.

Nogarin e la sua partenza per Bruxelles sono i convitati di pietra di elezioni amministrative aperte come non mai, dove per una volta la posta in gioco è uguale per tutti, perché tutti hanno qualcosa da perdere. Il........

© Corriere della Sera