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La marcia No-Tav: pietre e bombe carta, il blitz nella zona rossa

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28.07.2019

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27 luglio 2019 (modifica il 27 luglio 2019 | 23:18)

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SUSA (Torino) Come non detto. «Non volerà neanche una castagna». Alle 13.45, nel parcheggio di Venaus da dove si sta muovendo il corteo, Alberto Perino detta la linea. Già il giorno prima l’esponente storico e mediatico dei No Tav della Val Susa aveva spiegato perché non sarebbe accaduto nulla durante la consueta manifestazione che chiude l’annuale festival Alta Felicità con annesso campeggio dei militanti. «Non siamo stupidi, non faremo nessun favore a Salvini cercando lo scontro».

Appena due ore dopo, in cima al sentiero gallo-romano che conduce al celebre cantiere di Chiomonte, risuona nell’altoparlante la voce del vero padrone. È quella di Dana Lauriola, anche lei figura ormai storica, ma del centro sociale torinese Askatasuna, che distribuisce le istruzioni per l’uso. «Arriviamo fino alle reti, poi ci divideremo. Non dobbiamo essere dove ci aspettano, dobbiamo essere imprevedibili». Mentre parla, un gruppo di una decina di persone si porta avanti con il lavoro, tagliando il cancello che le forze dell’ordine hanno posto sul sentiero, a delimitare la zona rossa. La........

© Corriere della Sera