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I parigini e i turisti in lacrime: «Ognuno perde un pezzo di sé»

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16.04.2019

All’inizio c’è stato questo silenzio. Sul pont d’Austerlitz, sul pont D’Arcole, sul Petit pont prima che venisse sgomberato. Dovunque si poteva vedere la cattedrale in fiamme, c’era silenzio. La folla di parigini di rientro dal lavoro con il loro passo nervoso e i turisti diretti verso alberghi o bistrot per una volta sembravano una sola entità. I due diversi popoli che ogni giorno si incrociano sulla Senna dopo le 18 erano fermi sui principali ponti della città, uniti in uno sbalordimento che non ammetteva parole e limitava persino l’uso dei telefonini per le immagini.

Colonne di fumo

Tutto è stato chiaro fin da subito, in quelle colonne di fumo, che non ammettevano dubbi, e non solo perché si trattava di qualcosa mai avvenuto prima, in quasi dieci secoli di storia. «Spiacente» diceva un papà al suo bambino che piangeva per tornare a casa. «Ma non capita tutti i giorni che bruci la cattedrale di Notre Dame». Nella sua ferocia, si trattava purtroppo di una verità incontestabile. Accanto alla coppia padre-figlio c’era una donna che ha cominciato a piangere. «Devono fare qualcosa, devono fare qualcosa». Thìbaud, un impiegato che stava rincasando con un collega, racconta bene come lo stato d’animo dei parigini, di tutti, si sia cristallizzato intorno all’immagine delle fiamme. «Stavamo camminando in Rue des Carmes quando alzando la testa abbiamo visto il fumo. Abbiamo cominciato a scattare qualche foto. Ma poi sono arrivate le fiamme, e con loro il silenzio. Quando la guglia è caduta, c’è stato solo qualche mormorio di stupore, ma ormai avevamo capito tutti, come il resto del mondo in diretta, che rischiamo di perdere tutto. Ho 42 anni, e li ho vissuti con quel simbolo davanti agli occhi, vederlo andare giù così è pazzesco».

Non è solo un simbolo

Notre Dame non è solo un simbolo, della cristianità e della storia francese. Non è un monumento isolato, una semplice attrazione per turisti, la principale di Parigi, visitata ogni anno da 12 milioni di persone contro i 7 della Tour Eiffel. La cattedrale fa parte della città, fa parte del paesaggio. Il quotidiano le Parisienne racconta le vicende come se fosse una cosa viva, chiamandola spesso «la vecchia malata». Per via dei suoi innumerevoli acciacchi, Gargoyle pericolanti, a settembre ne era anche caduta una e avevano dovuto transennare la via sottostante. Ma sempre con una accezione affettuosa, come fosse un caro parente malconcio. Molto più dell’Hotel de Ville poco distante, anch’esso imponente e impregnato di storia, molto più della Bastiglia da sempre imprigionata nel traffico, Notre Dame rappresenta un punto di ritrovo, la destinazione delle passeggiate domenicali e delle corse in tuta dopo il lavoro, l’attrazione da ammirare all’ora dell’aperitivo dai tavolini dei mille bistrot che la circondano.

I suggerimenti di Trump

«Non è pensabile Parigi senza di lei» dice un anziano ai turisti e ai giornalisti stranieri che gli stanno accanto. «Spero che non dobbiate mai vivere quel che ora stiamo provando noi». È un pittore dilettante, uno di quelli che dal giorno della pensione hanno preso il cavalletto........

© Corriere della Sera