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Genova, un boato e poi la polvere:

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29.06.2019

Il momento in cui il ponte crolla (Ansa)

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28 giugno 2019 (modifica il 28 giugno 2019 | 23:35)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

GENOVA Doveva essere un giorno di festa ma abbiamo visto gente che piangeva. E non si trattava solo di sollievo. Alle nove del mattino, quando è cominciata la diretta, Monica ha preso il telecomando dietro al bancone e ha spento la televisione del suo bar. «Non ce la faccio, mi sembra tutto molto triste». Il ponte è ancora davanti a lei, che sembra di toccarlo, al massimo mezzo chilometro in linea d’aria. Dallo scorso 14 agosto vive con suo marito dall’altra parte della città, ospite di parenti. Ogni mattina, come oggi, la attraversa per tornare a ponente, nel luogo dove sono nati e cresciuti, dove loro padre aveva lavorato come ferroviere, fino a comprarsi la casa sul lato sinistro di via Walter Fillak, partigiano. «Non capisco questa parata, non capisco cosa ci sia da celebrare — dice —. Stanno mettendo una pezza a un fallimento, a un disastro epocale dell’Italia».

Ore 9.37

Alle 9.37 arriva il boato, quasi inaspettato, perché le sirene suonano timide, non le sente quasi nessuno. Sei secondi. Il Ponte Morandi non c’è più, e c’era il sindaco, e c’erano i ministri che si facevano i complimenti a vicenda........

© Corriere della Sera