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Davide ha battuto Golia

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06.07.2019

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6 luglio 2019 (modifica il 6 luglio 2019 | 21:50)

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Nella vita di un tennista ci sono tante partite della vita perdute. È il 26 marzo del 2016. I challenger sono il purgatorio del tennis, abitato da vecchi mestieranti a caccia degli ultimi spiccioli, giovani promesse, giocatori in crisi. E quello di Shenzen, nella Silicon valley cinese, non è proprio dietro l’angolo. Andata e ritorno in aereo costano quanto il montepremi dei quarti di finale. Poco distante dal circolo scorre il Maozhou, uno dei fiumi più inquinati del pianeta. Si gioca sul cemento, a quaranta gradi.

Thomas Fabbiano è al terzo torneo cinese in tre settimane. Le luci del tennis sono puntate sui primi due Master 1000 della stagione, Indian Wells e Miami. Quell’aria ai piani alti lui l’ha respirata solo da ragazzo, quando era una grande speranza, per poi finire nel seminterrato del tennis. Oggi gioca per risalire. Se vince, entra per la prima volta nei primi cento del mondo, a 27 anni. A quell’età gente che lui batteva da ragazzo ha già vinto degli Slam. Quota cento non è un simbolo, è la sopravvivenza. Chi è dentro guadagna abbastanza da potersi permettere un minimo di programmazione, chi è fuori è obbligato al dubbio se continuare o meno, a viaggi complicati, a........

© Corriere della Sera