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L'arresto dell'ex principe Andrea: che fine farà la monarchia britannica? «Dovranno rispondere a tante domande». L'ipotesi del referendum

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21.02.2026

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L'arresto dell'ex principe Andrea: che fine farà la monarchia britannica? «Dovranno rispondere a tante domande». L'ipotesi del referendum

A rischio la sopravvivenza della Corona. Solo il 45% dei sudditi britannici ha ancora fiducia nella famiglia reale. Il leader del movimento anti-monarchico spera nel referendum: «È questione di quando»

Da sinistra: re Carlo, il principe Harry, l’ex principe Andrea e il principe William seguono il feretro di Elisabetta II (Afp)

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA - I richiami storici si rincorrono: chi ricorda l’arresto — e successiva decapitazione — di Carlo I alla metà del XVII secolo, chi dice che quanto stiamo vedendo è peggio dell’abdicazione di Edoardo VIII nel 1936. In ogni caso «l’arresto dell’ottavo in linea di successione al trono è un terremoto — ha commentato Peter Hunt, veterano corrispondente reale dell Bbc —. I reali si trovano ora in acque inesplorate che sono mal equipaggiati a navigare. Dovranno rispondere a domande su Andrea e dovranno renderne conto: qualcosa che, fino a oggi, è stato per loro un concetto alieno».

E sicuramente la disgrazia abbattutasi sul fratello di re Carlo, ex principe reale e oggi semplice signor Mountbatten-Windsor, è qualcosa che colpisce al cuore la monarchia. Pur privato di tutti i suoi titoli, Andrea potrebbe tecnicamente ancora succedere al sovrano: scartati i minorenni, fra lui e il trono ci sono solo William e Harry. E considerato che il re è malato di cancro, William continua imperterrito ad andare su e giù ai comandi di un elicottero e Harry è ben contento del suo esilio californiano, la raggelante prospettiva non è del tutto fantascientifica. In ogni caso, l’ex principe è ancora un Consigliere di Stato e può fare le funzioni del re: eppure al tempo stesso rischia di finire in galera.

Problemi costituzionali a parte, i Windsor stanno facendo di tutto per marcare la distanza col reprobo: a Londra è stato notato che nel comunicato di Carlo in cui si diceva che «la giustizia deve fare il suo corso» mancavano due parole importanti, ossia «mio fratello». Anche se Ailsa Anderson, ex addetta stampa di Elisabetta, osserva che «a livello personale il re deve essere devastato da questa disgrazia, nel momento in cui sta lottando col cancro. Sono solo contenta che la defunta Elisabetta non sia qui a vedere tutto questo». Eppure molti ritengono oggi la regina corresponsabile di quanto sta avvenendo, per aver sempre protetto Andrea e non aver preso provvedimenti in tempo.

La famiglia reale, dicono, è in «modalità di crisi» e sta tenendo colloqui sul da farsi, anche se pubblicamente hanno continuato a svolgere tutti i loro impegni programmati: e la principessa Anna, sorella di Andrea, è andata in visita al carcere di Leeds, un’ironia che a molti non è sfuggita.

Le domande sul futuro però si accavallano. In primavera re Carlo andrà in visita negli Stati Uniti: i giornalisti americani, meno deferenti di quelli britannici, lo metteranno sulla graticola per il caso Epstein? Più in generale, l’arresto di Andrea ha messo sotto i riflettori la disinvolta condotta d’affari di Andrea: finiranno ora sotto la lente i copiosi introiti del ducato di Lancaster e di quello di Cornovaglia, di cui beneficiano Carlo e William, praticamente senza pagare tasse?

Insomma, la stessa ragion d’essere della monarchia rischia di essere messa in questione: e secondo Graham Smith, leader del movimento antimonarchico Republic, la sua fine «è questione di quando, non di se». Ciò cui stiamo assistendo, aggiunge durante un incontro con un gruppo di corrispondenti esteri, fra cui il Corriere, «è uno smottamento sismico: sarà impossibile per loro riaversi da questo scandalo. Si trovano in una situazione seria, molto pericolosa».

Sono stati proprio Smith e i suoi a denunciare Andrea alla polizia, due settimane fa, per la sua condotta come inviato governativo per il commercio, quando passava segreti di Stato a Jeffrey Epstein: «Ma non credevo che lo avrebbero arrestato», ammette il leader repubblicano.

È il segno che qualcosa è cambiato: il sostegno per la monarchia è in calo da anni e, secondo i sondaggi più recenti, è ormai sceso al 45%, lontanissimo dal 75% di vent’anni fa. Soprattutto, la Corona si trova di fronte a quella che Smith definisce «una bomba demografica»: sotto i 50 anni il sentimento repubblicano è più diffuso e gli adolescenti di oggi crescono con genitori che non sono monarchici.

Il Parlamento potrebbe in teoria abolire la monarchia in qualsiasi momento, ma in realtà ci vorrà un referendum: Republic è impegnata a convincere il governo a concederlo, come è stato fatto per la Scozia o per la Brexit. «Potrebbero volerci dieci anni, forse venti, ma possiamo vincerlo», è convinto Smith.

In ogni caso, i Windsor sono con le spalle al muro: «Se restano zitti danneggiano la loro reputazione, ma se rivelano i loro segreti — e di panni sporchi ne hanno tanti — per loro sarà la fine». Il crepuscolo di quello che ancora chiamiamo Regno Unito sembra avviato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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