Gran Bretagna e attribuzione di genere, «ragazzi e ragazze potranno cambiare nome, pronome e divisa a scuola sin dai 4 anni». Ma sulle nuove linee guida scoppia la polemica

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Gran Bretagna e attribuzione di genere, «ragazzi e ragazze potranno cambiare nome, pronome e divisa a scuola sin dai 4 anni». Ma sulle nuove linee guida scoppia la polemica

Secondo quanto stabilito dalla ministra per l'Educazione, studenti e studentesse potranno cambiare nome, pronome e divisa; agli operatori scolastici è chiesto di consultare i genitori. Ribaltato l'approccio dei Tories, che protestano

DAL NOSTRO CORRISPONDENTELONDRA - È una decisione che ha già innescato furiose polemiche in Gran Bretagna: le nuove linee guida pubblicate dal governo laburista autorizzano bambini e ragazzi a cambiare l'attribuzione di genere a scuola fin dai 4 anni. In base all’iniziativa presa dalla ministra per l’Educazione, Bridget Phillipson, gli allievi potranno usare a scuola un pronome diverso dal proprio sesso, così come cambiare nome e uniforme (è ciò che si definisce «transizione sociale», che non include interventi medici). 

Il documento invita tuttavia gli operatori scolastici a procedere «con cautela» e a non prendere loro l’iniziativa, oltre a richiedere la consultazione dei genitori e a tenere conto di un parere medico. Soprattutto, gli allievi che non si identificano col proprio sesso non potranno in ogni caso accedere a bagni, spogliatoi o lezioni di educazione fisica del sesso opposto.

Si tratta di una mossa che ribalta l’approccio del precedente governo conservatore, che aveva imposto il bando totale al cambio di pronomi nelle scuole elementari: e infatti le prime critiche al provvedimento sono arrivate dalle file dei Tories. È una battaglia che si inserisce in quelle «guerre culturali» in cui destra e sinistra provano a marcare il proprio territorio. Ma, significativamente, anche la leader di Sex Matters («Il sesso conta», ma anche «Questioni di sesso»), il gruppo di pressione che si batte per la salvaguardia degli spazi femminili, ha parlato di «favola pericolosa» che autorizza a pensare che «una bimba che comincia la sua educazione come ragazza possa laurearsi come ragazzo, e viceversa».

È interessante però che le linee guida siano state salutate come un elemento di chiarezza da parte della baronessa Cass, pur autrice di un fondamentale rapporto, pubblicato nel 2024, che smontava la pseudo-scienza alla base della somministrazione agli adolescenti degli inibitori della pubertà per accompagnare la transizione sessuale: il rapporto Cass concludeva che gli under 25 non devono essere affrettati a cambiare genere e che i giovani incerti sul proprio sesso dovrebbero ricevere piuttosto un supporto terapeutico «olistico», poiché decisioni «che alterano la vita» dovrebbero essere prese solo in età adulta. Ora però la baronessa Cass ritiene che «le linee guida riflettono le raccomandazioni del mio rapporto».

La questione si inserisce in un dibattuto più ampio, che ha visto in questi mesi il governo laburista venire accusato di boicottaggio nei confronti della fondamentale sentenza della Corte suprema britannica, che l’hanno scorso ha stabilito un volta per tutte che la definizione legale di «donna» si applica solo alle femmine biologiche e dunque «le cosiddette donne trans non possono invadere gli spazi femminili»: il governo ha fatto melina e ancora non ha pubblicato le linee guida per regolare la condotta di enti pubblici e privati, inclusi la sanità e le scuole. Nei giorni scorsi è intervenuta anche la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e le ragazze, la quale ha espresso profonda preoccupazione per «questa situazione che mina la certezza legale, con particolari gravi conseguenze per le donne e le ragazze». E tuttavia adesso il governo laburista, con la nuova mossa, sembra voler raddoppiare nella stessa direzione.

13 febbraio 2026 ( modifica il 13 febbraio 2026 | 12:42)

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