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Giovanni Tarzia, il pm dei «soggetti deboli» che indagò anche su Irene Pivetti e sui truffatori di Massimo Moratti

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24.02.2026

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Giovanni Tarzia, il pm dei «soggetti deboli» che indagò anche su Irene Pivetti e sui truffatori di Massimo Moratti

Chi è il magistrato che indaga sul poliziotto fermato ieri per la messa in scena della legittima difesa nell’omicidio di uno spacciatore a Rogoredo

Il pubblico ministero milanese Giovanni Tarzia, 57 anni

Il milione di euro truffato online a Massimo Moratti ma rintracciato e riconsegnatogli prima che sparisse nei meandri finanziari di società asiatiche, i quattro anni inflitti in primo e secondo grado all’ex presidente della Camera Irene Pivetti per evasione fiscale e autoriciclaggio, e la spy story del magnate figlio di un governatore siberiano vicino a Putin individuato e fatto condannare in Tribunale a 3 anni e 2 mesi come organizzatore dell’evasione milanese del russo Artem Uss, hanno ora un denominatore comune con il poliziotto fermato ieri per la messa in scena della legittima difesa nell’omicidio a Rogoredo di uno spacciatore. E il punto di contatto è un 57enne che, prima di fare il pm a Milano, da giovane e per tanto tempo ha fatto il giudice onorario presso il Tribunale dei Minorenni, ha lavorato nel mondo dei servizi sociali, ha approfondito il diritto dei minorenni stranieri non accompagnati.

Imprinting tutt’altro che da «pm d’assalto» per Giovanni Tarzia. Che, anzi, all’inizio stava per fare un altro lavoro, nell’ufficio legale di una grande società. Ma un anno di quella vita non lo ha conquistato, e non gli ha fatto cambiare l’idea sempre avuta — lui figlio di una magistrata e di un avvocato civilista — di entrare in magistratura. Prima in procura a Varese, poi in procura a Milano nel pool «soggetti deboli». Violenze sessuali, maltrattamenti familiari, stalking. E pedopornografia online, materia nella quale sperimenta il tentativo di cogliere il filo di transazioni finanziarie da abbinare al sequestro di chat online per risalire a consumatori o fornitori di immagini pedoporno: approccio che di recente gli fa individuare alcuni italiani indiziati di essere stati anni fa tra i pagatori committenti di stupri di bambini in diretta online da Filippine e Thailandia.

In altre storie è il caso a bussare in ufficio: il processo a Pivetti nasce da una notizia di reato iscritta a ignoti per l’ipotesi di calunnia ai danni dell’imprenditrice ex politica; i truffatori di Moratti, che con voci e mail artefatte lo raggiravano chiedendogli di finanziare il riscatto di imprecisati italiani rapiti in Medio Oriente, arrivano in un turno di reperibilità. Come la sparizione dagli arresti domiciliari di Artem Uss, l’imprenditore russo di cui gli Stati Uniti stavano chiedendo all’Italia l’estradizione: nessuno in partenza avrebbe scommesso che si riuscisse a capirne qualcosa. E invece pm e carabinieri poco alla volta individuarono (tra condanne o patteggiamenti) prima il commando di 5 «esfiltratori» dell’Est europeo che il 22 marzo 2023 aveva fatto riparare Uss a Mosca (passando da Slovenia, Croazia, Bosnia e Serbia), e poi l’imprenditore russo loro “regista”. Quando lo scorso 26 gennaio (mentre era di turno) gli cade in testa la tegola dell’inchiesta sul morto a Rogoredo, Tarzia (con un collega pg) sta appunto preparando il processo d’Appello. Che andrà a sentenza dopodomani.

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