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Gemelli di governo, la prova della verità e le candeline del primo anno

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24.05.2019

Dubito che Luigi Di Maio e Matteo Salvini avranno voglia di festeggiare e spegnere la candelina della prima festa di compleanno del loro governo. Forse lo farà più volentieri il premier e “avvocato del popolo” Giuseppe Conte che, in ogni caso, da professore quasi sconosciuto al mondo politico si è già ritrovato per 365 giorni alla guida del Paese. I due gemelli vicepremier saranno impegnati a scandagliare i risultati delle elezioni europee, a pesare i successi e le sconfitte, a valutare quanta forza rimane a ognuno di loro nella contesa da Highlander che va avanti da mesi. Sapendo che dopo questo voto nulla potrà più essere come prima. O se lo sarà diventerà un bel problema per l’Italia. Proviamo a immaginare cosa può accadere dopo il 26 maggio.

Il leader M5S e il peso della sconfitta che verrà

Se i sondaggi saranno confermati, anche parzialmente, avremo un duellante, Matteo Salvini, che crescerà notevolmente nelle urne mentre l’altro sfidante, Luigi Di Maio, dovrà fare i conti con una perdita di consensi più o meno marcata. Dalle dimensioni della sconfitta dipenderà probabilmente la sua messa in discussione come capo del Movimento. Il leader del Ms5 ha lavorato sodo in questo ultimo mese per evitare questo epilogo. Ha cominciato a bombardare il quartier generale della Lega, a ridicolizzare le uscite e le divise dell’“amico Matteo”, a mettere in discussione i suoi risultati di governo. I due azionisti di maggioranza non si salutano e non si parlano quasi più. Il tempo dei messaggini scambiati cento volte al giorno (più che con le loro vecchie e nuove fidanzate) è stato archiviato. Così come è diventata un lontano ricordo la fase degli annunci sul balcone e delle feste sul barcone per decretare l’abolizione della povertà e la immaginaria sconfitta dell’Europa, battuta a colpi di deficit del 2,4 per cento.

Quando il nemico è il vicino di banco (di governo)

Il nemico, sempre più spesso, è diventato il vicino del banco di governo. L’effetto di tutto ciò? Una paralisi totale nell’attività dell’esecutivo e dei ministeri. In compenso c’è stato un allegro scorrere dei giorni sui social network o nei comizi di piazza, una contesa continua su ogni tema. Come se l’attività principale fosse diventata ribattere colpo su colpo all’alleato, in un gioco di governo e opposizione nella stessa maggioranza davvero stucchevole. Può durare così? In Italia riusciamo a rassegnarci a tutto. Sento spesso ripetere in tante discussioni pubbliche e private: «Ma chi se ne importa dei politici! Io mi occupo delle mie cose, della mia azienda, dei miei progetti di vita e di lavoro senza badare a loro. Faccio come se non ci fossero. Chissà,........

© Corriere della Sera