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Silvia Romano, la rete dei rapitori: commercianti di ostaggi in gabbia

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10.05.2020
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10 maggio 2020 (modifica il 10 maggio 2020 | 22:02)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvia Romano al centro, attorno tre cerchi: i sequestri, le rivalità regionali, le azioni militari. Realtà sovrapposte in un Paese — la Somalia — senza pace da decenni. Il dramma della volontaria italiana si specchia in quello di un’altra donna, la canadese Amanda Lindhout, sequestrata insieme all’australiano Nigel Brennan, il 23 agosto del 2008 da una cellula islamica. I due sono tornati liberi solo nel novembre del 2009 dopo una prigionia brutale. Amanda, reporter freelance, si è convertita — dichiarerà — per sopravvivere, un concetto sottolineato da numerosi occidentali rimasti in catene in Afghanistan o altrove. Sempre Amanda ha dovuto affrontare sevizie, compreso lo stupro, le privazioni. Rivelerà, molti anni dopo, di essere stata ad un passo dal suicidio usando un piccolo rasoio, l’unico modo per mettere fine a una lenta agonia.

Merce di scambio

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