Sicurezza e dubbi sulle norme

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La reazione che forse più di altre dovrebbe preoccupare il governo all’indomani del nuovo decreto sicurezza, è quella degli avvocati italiani. L’Unione delle Camere penali è schierata ventre a terra nella campagna referendaria in favore della riforma costituzionale della magistratura, ma l’altro giorno, proprio davanti alla platea dell’unione, le parole del ministro della Giustizia che provava a spiegare le ragioni dell’ultimo provvedimento sono state accolte da ostentati mugugni. «Se applicando la legge uno che ha preso a martellate un poliziotto rischiando di ammazzarlo va agli arresti domiciliari, vuol dire che va cambiata la legge», ha detto Nordio suscitando rumorosi dissensi. Tanto che il ministro s’è affrettato a rassicurarli: «Non la cambieremo, ma di fronte alle esigenze di sicurezza dei cittadini e fenomeni così devastanti un silenzio dello Stato sarebbe stato impossibile».

Da tecnici del diritto, gli avvocati sanno bene che l’ordinanza con cui la giudice di Torino ha messo agli arresti domiciliari un indagato per concorso nell’aggressione a un agente durante i disordini del 31 gennaio, mentre i pubblici ministeri chiedevano la conferma........

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