La cerimonia per l'inaugurazione dell'Anno giudiziario: i vertici delle toghe rilanciano l'allarme su riforma e delegittimazioni

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Gli applausi alla difesa di autonomia e indipendenza. Il presidente della Corte di Cassazione: «Resti l'autonomia e l'indipendenza della giurisdizione»

La cerimonia è sempre uguale a se stessa, con la coreografia solenne e ampollosa che si rinnova di anno in anno. Ma stavolta si respira un’aria diversa, perché potrebbe essere l’ultima inaugurazione celebrata dalla magistratura nel suo attuale assetto unitario, ribaltato dalla riforma costituzionale targata Meloni-Nordio che separa carriere e organi di autogoverno di giudici e pubblici ministeri. I cui provvedimenti, quando sgraditi al governo, diventano bersagli di attacchi e accuse da parte del potere politico. Una situazione che allarma le toghe a tutti i livelli. Anche i più alti, a sentire gli interventi dei loro rappresentanti apicali: il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.

Davanti al capo dello Stato il presidente Pasquale D’Ascola evoca e fa propria «la preoccupazione della magistratura volta a garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione». E la scelta di quell’aggettivo — effettiva — sembra indicare il pericolo che l’autonomia e l’indipendenza garantita anche ai pm dal testo della riforma, coniugato con lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura composto da togati sorteggiati, non sia sufficiente; come le ripetute rassicurazioni, stavolta accompagnate da........

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