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Giavazzi, la memoria di Alesina: «Le cime dell’Alaska, il lavoro delle donne e il nostro dialogo ininterrotto da 30 anni»

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25.05.2020

Il commento

Giavazzi, la memoria di Alesina: «Le cime dell’Alaska, il lavoro delle donne e il nostro dialogo ininterrotto da 30 anni»

di Francesco Giavazzi24 mag 2020

Indomabile era la passione di Alberto per la montagna: per i ghiacciai dell’Alaska e per la roccia dura grigia del suo Monte Bianco, che contrapponeva con tagliente ironia alle «colline» dolomitiche. Indomabile era la passione per la ricerca, che lo portò ad aprire sempre nuove vie, e ad uscire dai sentieri già battuti. «Se vogliamo che l’economia come disciplina sopravviva - diceva - dobbiamo estenderne le frontiere all’ambito della storia, della sociologia, senza temerne il confronto». Testarda la sua ossessione per le pareti di vetro contro le quali si scontrano le vite e il lavoro delle donne.

L’ultimo capitolo de «L’Italia fatta in casa» (Mondadori 2009) scritto qualche anno fa con Andrea Ichino, confronta una sera nella casa di una famiglia italiana e di una americana. Poche pagine che valgono molti trattati sull’eguaglianza di genere. E poi testardo cercava l’origine di questi fenomeni. «La fertilità e l’aratro» un articolo scritto con Paola Giuliano e Nathan Nunn e pubblicato sull’«American Economic Review» nel 2011 cerca evidenza a favore dell’ipotesi che diversi atteggiamenti verso il ruolo delle donne nella società riflettano differenze nelle tecniche agricole utilizzate alcune migliaia di anni fa. Nelle società in cui la coltivazione della terra utilizzava la zappa, le donne partecipavano attivamente all’attività produttiva. Invece, dove si usavano tecniche di coltivazione intensiva, che utilizza l’aratro, il lavoro agricolo richiede molta forza e quindi è riservato all’uomo. In queste società gli uomini tendono a specializzarsi in agricoltura e le donne nella produzione domestica. Una differenza che è sopravvissuta secoli e secoli dopo.

addio

Monti ricorda Alberto Alesina: la Bocconi, Harvard e il giovane artefice della moderna «political economy»

di Mario Monti

Nella sua straordinaria vitalità si interrogava sulle società multi-etniche e sul loro destino. «L’immigrazione farà scoppiare l’Europa» scrisse in un capitolo di Goodbye Europa (Rizzoli 2006) almeno un decennio prima che iniziassero ad arrivare i barconi dall’Africa del Nord. Una linea di ricerca che sviluppò negli anni mostrando come l’aumento della diversità etnica fosse negativamente correlato con i livelli di fiducia, il capitale sociale, la qualità dei governi e il supporto dei cittadini alle politiche redistributive. Indomabili erano la sua curiosità e il suo intuito. Una curiosità per le dinamiche della società e per la sua storia. Curiosità verso la vita delle persone che gli erano vicine, studenti, colleghi, amici, che si trattasse di economia, di fisica, di scienze cognitive. La curiosità delle persone intelligenti, che non smettono mai di ascoltare e di imparare. Fu questa la qualità che fece di lui un maestro e un mentore per cosi tanti studenti e studentesse che oggi si sono fermati, attoniti, in silenzio. Studenti........

© Corriere della Sera