Se nel lavoro non c’è più umanità: vita da rider

Li vediamo sfrecciare. A ogni ora del giorno e della notte. E, sinceramente, i riders ci danno fastidio, inutile negarlo. Spesso sono indisciplinati (più di altri vestiti meglio e con altri mezzi?). Li accusiamo addirittura di attentare al decoro delle città come se noi fossimo irreprensibili. L’inchiesta milanese che ha disposto il «controllo giudiziario» a carico di Deliveroo Italia, dopo averlo deciso per il concorrente Foodinho-Glovo, pone gravi problemi di legalità riguardo a un ipotetico sistema di caporalato e mette l’accetto sui compensi da fame, sotto la soglia di povertà. Lo spiega bene, con la precisione che lo contraddistingue, Luigi Ferrarella sul Corriere. 

I riders o ciclofattorini (questa definizione italiana, un po’ novecentesca sembra più civile) sono lavoratori autonomi a partita Iva (o subordinati?) e il loro capo è anonimo, un algoritmo. Implacabile e senza «cuore». Non ammette errori. La domanda, a margine di questa inchiesta, e che un po’ riguarda tutti, è se non ci stiamo abituando troppo in fretta a una totale disumanizzazione del lavoro. Ognuno di noi, almeno la maggioranza, ha o ha avuto uno, una, diversi superiori con i quali parlare, discutere e anche litigare. Un’applicazione di intelligenza artificiale mostra un posticcio barlume di umanità ai sottoscrittori (paganti). 

L’algoritmo che fa da capo a quei lavoratori in bicicletta, che dovrebbero essere assunti e tutelati in un Paese civile, è invece freddo e spietato. Vorremmo chiedere a coloro che stanno dall’altra parte, ovvero quella della piattaforma, se qualche volta non hanno avuto la curiosità, incontrandoli per strada, di scambiare quattro chiacchiere con i loro collaboratori a distanza. Un po’ come si fa nelle aziende con tutti, gli interni e gli esterni. Per educazione personale ma anche e soprattutto per coerenza con quella sbandierata cultura d’impresa che finisce esaltata in bilanci di sostenibilità d’improbabile lettura. E la stessa cosa la vorremmo chiedere alle aziende che producono i beni portati nelle nostre case. C’è in gioco anche la vostra immagine e la vostra reputazione o no? I clienti scelgono i vostri prodotti e mai vi sognereste di trattare così i vostri dipendenti. 

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