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Viaggio tra i navigator campani (ancora) in ostaggio

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04.09.2019

IL CASO

Viaggio tra i navigator campani (ancora) in ostaggio

di Federico Fubini04 set 2019

Ilenia De Coro il primo giorno si è sentita benissimo, giusto fuori di sé dalla rabbia. Il secondo giorno le è parso di non aver tempo di pensare al cibo, aveva solo voglia di protestare. Il terzo giorno è iniziato il mal di testa finché, di notte, i colleghi sono dovuti uscire dalla tenda montata davanti alla sede della Regione Campania per cercare una farmacia. Il quarto giorno la glicemia e la pressione erano basse. Il quinto giorno le è preso un attacco di panico quando Carlo De Gaudio, 59 anni, ha avuto un mancamento per il digiuno. È a quel punto che anche Ilenia De Coro è svenuta in via Santa Lucia, venerdì scorso, sotto le finestre del governatore Vincenzo De Luca. Nel resto d’Italia i navigator, le nuove figure che dovrebbero aiutare centinaia di migliaia di disoccupati a trovare lavoro, stanno completando la formazione. In Campania restano disoccupati essi stessi. Mentre i loro colleghi che in primavera hanno superato la selezione stavano ricevendo il primo stipendio da 1.700 euro, loro hanno inscenato uno sciopero della fame. Si è concluso con due corse in ospedale.

I navigator destinati alla Campania sono 471 e rappresentano una specie (forse) in via di estinzione: gli ultimi ostaggi delle guerre combattute per anni con le armi degli insulti e del disprezzo fra il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle. Ora che le due forze formano un governo, loro restano lì. Prigionieri di guerra di cui nessuno sa bene che fare, mentre le potenze un tempo belligeranti cercano di imparare a cooperare fra loro. Il presidio in tenda è finito con i ricoveri, ma ogni giorno sette o otto navigator disoccupati si ritrovano al caffé davanti al palazzo della Regione. Siedono, parlano fra loro, intravedono uno spicchio di mare. È la loro protesta contro De Luca, che non li incontra mai. Il governatore del Pd finora si è rifiutato di firmare la convenzione con l’agenzia nazionale per il lavoro, l’Anpal, per sbloccare i contratti di chi in Campania ha superato il concorso da navigator (in tutta Italia si sono presentati in 80 mila per poco meno di tremila posti). De Luca ha solo parole sprezzanti per queste figure volute da Luigi Di Maio, quando il capo dei 5 Stelle era ministro del Lavoro. Per l’amministratore democratico quell’idea è terribile: «L’ipotesi di contratto legittima il doppio lavoro, permane un clima di impreparazione e confusione, si ripristinano ipotesi di contratto che allargano il precariato» (la posizione da navigator è di collaborazione coordinata e continuata per due anni). Pochi giorni prima che cadesse il primo governo di Giuseppe Conte, quello con la Lega dentro, il governatore ha fatto sapere che avrebbe firmato il patto con l’Anpal solo dopo aver stabilizzato centinaia di altri precari dei centri per l’impiego campani. «Siamo diventati merce al tavolo dei politici» commenta Fabrizio Greco, 37 anni, navigator in attesa e ricercatore di sociologia a contratto.

Proprio ieri il difensore civico della Regione Campania ha ricordato che Del Luca ha sì diritto di criticare le politiche del vecchio governo, ma è obbligato a sbloccare l’impasse — in cinque giorni — perché ne ha preso l’impegno. Del resto il monte stipendi dei navigator campani, poco più di undici milioni di euro l’anno, è a carico di tutti i contribuenti italiani e non della regione. In Campania 178 mila disoccupati con il........

© Corriere della Sera