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Popolare di Bari, la girandola di ville

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28.12.2019

retroscena

Popolare di Bari, la girandola di ville
e immobili degli Jacobini

di Federico Fubini27 dic 2019

L’ex presidente della Popolare di Bari, Marco Jacobini

L’undici maggio del 2016 un giovane uomo molto sicuro di sé entra nello studio del notaio Michele Buquicchio, non lontano dalla stazione di Bari. L’uomo non ha ancora quarant’anni, si chiama Gianluca Jacobini, e porta nel suo nome un pezzo di storia della città: suo nonno Luigi è fra i fondatori della Banca Popolare di Bari nel 1960, suo padre Marco ne è presidente dal 2011, lui stesso è condirettore generale, mentre il fratello Luigi – di quattro anni più anziano – è vicedirettore generale. Mancano ancora più di tre anni e mezzo al giorno di poche settimane fa in cui la Banca d’Italia avrebbe commissariato l’istituto sull’orlo del fallimento.

LA BANCA

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In quel maggio 2016 il più giovane dei figli del banchiere Jacobini, il rampollo considerato più abile nelle operazioni finanziarie, deve compierne una delicata: trasferisce sette immobili in un fondo patrimoniale intestato a se stesso e alla moglie Amalia Alicino, che ha sposato cinque anni prima. L’intenzione dichiarata è di «far fronte ai bisogni della famiglia». La natura dei beni è sicuramente in grado di garantire il futuro di questo ramo degli Jacobini. I primi quattro immobili costituiscono un complesso di circa duemila metri quadri nella splendida cornice di Polignano a Mare. C’è poi la parte di Gianluca della nuda proprietà di un appartamento in un quartiere elegante di Bari che il padre aveva comprato vent’anni prima intestandolo ai figli; e la proprietà pro-quota di un altro appartamento di sette vani non lontano dall’ateneo cittadino.

L’INCHIESTA

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di Redazione Economia

Costituire un fondo patrimoniale per Gianluca Jacobini è un’operazione legittima per cercare di proteggere i beni di una famiglia, anche se a volte le giovani coppie ci pensano al momento di sposarsi e non anni dopo. Ma stavolta l’atto notarile cade in un momento particolare. Due settimane prima l’assemblea della Popolare di Bari si era rivelata la più dolorosa nella storia della banca: il bilancio approvato riporta per il 2015 una perdita molto pesante, 295 milioni, mentre i requisiti patrimoniali subiscono un’erosione di circa l’uno per cento. Per la prima volta la crisi inizia a farsi conclamata. Soprattutto, l’assemblea era stata il primo innesco del panico fra i quasi 70 mila azionisti della Popolare di Bari: delibera la riduzione da 9,53 a 7,5 euro del titolo della banca, dopo che nei due anni precedenti la banca aveva piazzato azioni alla clientela per 330 milioni. Migliaia di piccoli risparmiatori che cercavano di vendere le proprie quote, senza riuscirci, iniziano a capire che rischiano di perdere molto, o tutto. Proprio nella prima metà del 2016 la Banca d’Italia chiede alla Bari di indagare sulle operazioni “baciate” (prestiti concessi in contropartita di sottoscrizioni azionarie) e da giugno la vigilanza avvierà una nuova ispezione il cui esito sarebbe stato «parzialmente sfavorevole».

banche

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Tutto questo non ha nulla a che fare con la mossa di Gianluca Jacobini per mettere in un fondo patrimoniale i propri beni al sole, almeno sulla carta. Ma il........

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