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Lotta all’evasione, i miliardi mancanti. Questa estate persi 100 milioni di gettito Iva

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09.10.2019

Gli ostacoli

Lotta all’evasione, i miliardi mancanti. Questa estate persi 100 milioni di gettito Iva

di Federico Fubini09 ott 2019

Spesso criticata per la sua arretratezza, c’è un punto che l’amministrazione italiana può rivendicare: è più avanti quasi di chiunque altra nell’uso delle tecnologie per far pagare le tasse ai cittadini. «L’Italia è all’avanguardia», si legge nell’ultima Nota d’aggiornamento del governo sui conti, nella «digitalizzazione delle certificazioni fiscali». Da gennaio per esempio è partito lo scontrino digitale nei negozi, da emettere con una cassa collegata al sistema dell’Agenzia delle Entrate.

La fatturazione elettronica

Sempre da gennaio è in vigore l’obbligo di fatturazione elettronica fra imprese e fra imprese e consumatori (esenti solo i piccoli autonomi con l’aliquota «piatta» del 15% fino a 65 mila euro). Quest’ultima misura, sperimentata con successo in Sudamerica e in Portogallo, ha una lunga storia in Italia: nel 2013 il governo di Mario Monti la introdusse per i rapporti fra imprese e Stato; quindi il governo di Paolo Gentiloni la allarga con la legge di bilancio 2018 agli scambi fra i privati, a valere da gennaio scorso. Oggi quella riforma è (anche) un test a grandezza naturale. Se il prossimo bilancio dovrà chiudersi recuperando all’evasione la cifra senza precedenti di 7,2 miliardi di euro, nella fatturazione elettronica dev’esserci la prova che è possibile. Dev’essere questa la riforma che dimostra come la lotta all’evasione sia possibile, perché la tecnologia risolva quasi tutto e se ne può misurare l’effetto in anticipo.

Luci e ombre

Ma è davvero così? Il primo bilancio, fino ad oggi, offre un messaggio ambivalente. Il nuovo regime è partito bene: da gennaio le imprese devono emettere fatture digitali con un codice e su un particolare supporto, da inviare attraverso un «sistema di interscambio» centrale; lo spazio per frodi o fatture gonfiate in acquisto o snellite sulle vendite si riduce, perché aumenta la possibilità di fare verifiche. Non è un caso se a gennaio il gettito dell’imposta sul valore aggiunto (Iva) finalmente esplode: sei miliardi, il 10% più del gennaio dell’anno prima. Poi però accade qualcosa.
Le stime del «Corriere» sui dati del monitoraggio delle entrate del Dipartimento delle Finanze mostrano che lo zoccolo di gettito Iva in più assicurato da questa misura inizia ad assottigliarsi di mese in mese (vedi grafico). Per tutta la primavera le entrate rispetto agli stessi mesi dell’anno prima sono superiori circa del tre per cento: meno del 10% iniziale, ma sempre molto in un’economia a crescita zero. Quindi a giugno il gettito Iva resta sempre superiore a quello del giugno precedente, benché solo dell’1,5%; comunque a questo punto lo Stato ha accumulato, su un totale di quasi sessanta miliardi, circa due miliardi in più di quanto fosse riuscito a fare nella prima metà del 2018.

In estate persi 100 milioni di gettito

È a quel punto che tutto inizia ad andare in modo diverso. A luglio il gettito Iva, a 9.921 milioni,........

© Corriere della Sera