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La sindrome giapponese e la guerra all’austerità: che dal 2013 non c’è più

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14.06.2019

Hiroo Onoda fu luogotenente nipponico nella seconda guerra mondiale, poi però nel 1945 rifiutò l’idea che il conflitto fosse finito. Restò a combattere i suoi fantasmi su un’isola delle Filippine fino al 1974. Il mondo era andato avanti e lui se l’era perso. Si direbbe che l’Italia in questi anni sia catturata da una specie di sindrome di Onoda: anche noi siamo rimasti a combattere un nemico che non c’è più, l’austerità europea.

di Fabrizio Massaro

Guardiamo nella banca dati della Commissione Ue alla situazione del bilancio al netto delle oscillazioni passeggere, delle misure temporanee e degli interessi sul debito (che tra l’altro fino al 2018 erano in calo). Questo zoccolo dei conti rivela che l’Italia in effetti ha vissuto nell’austerità, intesa come stretta di bilancio mentre l’economia è debole: fra il 2009 e il 2013 i governi di Silvio Berlusconi e poi soprattutto di Mario Monti costruirono un surplus nei conti dallo 0,6% al 4,1% del Prodotto lordo; fu doloroso, anche se chi oggi critica quella scelta dovrebbe anche spiegare come altrimenti avrebbe scongiurato un default del Paese dagli effetti ancora peggiori (all’epoca la Banca centrale europea non accettava il ruolo di prestatore di ultima istanza, arrivato solo con Mario Draghi nel 2012).

di Redazione Economia

Da allora però di austerità non ce n’è più. Né in Italia né, in media, in Europa. L’avanzo primario........

© Corriere della Sera