We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close
Aa Aa Aa
- A +

La sfida del neo ministro: mantenere il deficit non lontano dal 2% del Pil

4 0 0
14.09.2019

l’analisi

La sfida del neo ministro: mantenere il deficit non lontano dal 2% del Pil

di Federico Fubini14 set 2019

Ieri a Helsinki Roberto Gualtieri ha detto ai ministri finanziari europei che una manovra restrittiva sarebbe «controproducente» e il ministro dell’Economia potrebbe averli persuasi. L’area euro rallenta, la Germania probabilmente è già in recessione, l’economia italiana è ferma da più di un anno, mentre restano le incognite della Brexit e delle guerre commerciali dell’America di Donald Trump.

Manovra

Riscatto della laurea con lo sconto, allo studio l’aumento dei beneficiari

di Redazione Economia

Quel che Gualtieri però non poteva dire ieri, è cosa significhi in cifre il suo rifiuto di firmare una manovra restrittiva. Quello oggi è il dato più importante per il futuro del governo: sapere dove cade l’obiettivo di deficit dell’anno prossimo significa capire quanto grande sarà la correzione di bilancio necessaria, dunque quanto denaro il governo deve ritirare dall’economia per far tornare i conti; sulla base di questo numero diventa possibile stimare quanto spazio il governo avrà per tagliare le tasse o aumentare gli investimenti nel 2020, quindi quanto può rispondere alle attese degli italiani di ottenere in fretta più potere d’acquisto. Gualtieri non ha fornito cifre, per ora. Ma se questo Ecofin «informale» di Helsinki ha prodotto un risultato, esso indica che il quadro nell’area euro non è sostanzialmente cambiato. Un’eventuale riforma del Patto di stabilità è resa poco probabile dal disaccordo attorno al tavolo e comunque non riguarda il bilancio che l’Italia deve definire in poche settimane. Per questo il ministro dell’Economia è ripartito per Roma con la conferma che l’obiettivo di deficit per l’anno prossimo non dovrà discostarsi da quello del 2019. Il disavanzo dovrebbe essere vicinissimo al 2% del prodotto lordo (Pil) quest’anno, e dunque così anche nel 2020. A meno di peggioramento dell’economia a breve, all’Italia non sarà permessa una manovra di aumento del disavanzo. Non sembra esserci alcuna possibilità di farlo salire neanche fino al 2,5% senza l’avvio di una procedura europea sui conti.

a Helsinki

Ecofin, Gualtieri: «Alla Ue ho detto no a manovra restrittiva, è controproducente»»

di Redazione Economia

Il quadro europeo delle regole può accettare quella che in gergo si chiama «flessibilità», ma non sarà sospeso. Se dunque resta l’impegno del governo a prevenire un aumento dell’Iva da 23 miliardi (pari all’1,3% del Pil), è inevitabile che serva una stretta almeno da 15 miliardi di euro proprio ora che l’economia è ferma da 15 mesi. In Più, senza significativi tagli delle tasse da far entrare in vigore subito.

Istat

Cala la disoccupazione al 9,9%. I nuovi assunti nel secondo trimestre sono 130 mila

di Redazione Economia

Sulla carta le regole del patto di stabilità prevedono infatti che l’Italia riduca ogni anno il deficit di una quota del 0,6% del Pil in termini «strutturali» (in teoria valutato al netto delle misure passeggere e delle fluttuazioni economiche). Ma nessuno esigerà tanto. Un impegno........

© Corriere della Sera