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La distanza da colmare tra borghesia e politica

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27.08.2019

Negoziati notturni, ripicche, partite di poker sulla pelle del Paese. Se fra mille sospetti davvero riesce a nascere un governo fra il M5S e il Pd, dichiarerà comunque subito un obiettivo condiviso: prendersi cura degli ultimi, ridurre la frattura che in Italia in dieci anni ha prodotto tanta povertà. Nessuno può sostenere che sia un programma sbagliato, ma forse questi politici dovrebbero ribaltare la prospettiva e guardare per un attimo dietro di sé. Dovrebbero guardare ai poveri e ai benestanti del 1948. Allora in Italia il reddito medio — misurato nel denaro e nel potere d’acquisto di oggi — era di 235 euro al mese per abitante. La Repubblica italiana nasce con un tenore di vita medio di poco sotto a quello attuale della Costa d’Avorio, o della Cambogia. La povertà era un’emergenza ancora più di oggi, ma con una differenza fra tante: l’Italia del 1948 contava anche su classi colte e produttive pienamente coinvolte nella rinascita del Paese; erano ceti guidati dai propri valori, ma disposti a investire se stessi e le proprie risorse nel futuro della nazione.

Allora anche in un paese povero esisteva una borghesia e fu un punto di forza. Anche oggi esiste, ma ha fatto secessione. Ha divorziato, in cuor suo, dalla politica e da chi la incarna.

In questa crisi d’agosto la borghesia italiana - un ceto che si sente ben selezionato in base a valori professionali, culturali o religiosi - i politici non li segue proprio più. Secondo Ipsos, alle europee del 2019........

© Corriere della Sera