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Il patto (finto) di Osaka e l’Italia deve subire l’accordo Parigi-Berlino

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03.07.2019

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2 luglio 2019 (modifica il 2 luglio 2019 | 23:08)

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Il 26 giugno cinque leader politici si raccolgono in una saletta a Osaka. È la vigilia del G20 e i delegati di Berlino, Parigi, Roma, Madrid e l’Aia, giunti in Giappone, hanno una questione da discutere: le nomine europee. Ne esce il pacchetto di cui poi si sarebbe parlato molto, imperniato sul passaggio alla guida della Commissione Ue del socialista olandese Frans Timmermans e del liberale belga Charles Michel al Consiglio europeo. Giuseppe Conte, per l’Italia, dice di sì. Il premier spagnolo Pedro Sánchez fa sapere che presenterà l’accordo ai socialisti europei. Il presidente francese Emmanuel Macron promette di farlo con i liberali. La tedesca Angela Merkel si incarica di preparare il terreno con il suo partito in Europa, i popolari (Ppe). Tutto doveva essere pronto per il vertice di Bruxelles la domenica dopo.

Due leader avrebbero rispettato l’impegno di Osaka, Sánchez e Macron. Altri due, Conte e Merkel, no. Il premier italiano avrebbe cambiato posizione solo dopo il rifiuto di Timmermans da parte di Matteo Salvini, vicepremier e capo leghista: Conte motiverà il suo giro di........

© Corriere della Sera