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Fincantieri-Stx, Bono: Antitrust

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26.07.2019

L’INTERVISTA

Fincantieri-Stx, Bono: Antitrust
europeo troppo lento

di Federico Fubini26 lug 2019

Di seguito la trascrizione del colloqui del «Corriere» con Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri
Perché lei dice che l’Italia è come l’Unione sovietica?
«Le leggi italiane sono diventate così ingessanti, pensiamo di risolvere tutto con quello ma spesso sono molto interpretabili. La corruzione non si risolve solo con le leggi, ma responsabilizzando le persone, se sbagli ne rispondi. Tutto questo ha reso l’Italia un paese come l’Urss e l’Europa in parte anche perché abbiamo un corpus di regole come nessun altro al mondo. L’Unione sovietica è caduta proprio su questa mancanza di flessibilità».
Uno sblocca-cantieri che semplifichi i permessi è giusto?
«Non ho letto approfonditamente il provvedimento, ma quello che so è che noi dobbiamo responsabilizzare. C’è una legislazione avanzata contro la corruzione, una magistratura che è la più indipendente al mondo, diverse forze di polizia e, nonostante tutto ciò, il tasso di criminalità organizzata più alto al mondo. Chiediamoci il perché e se è giusto continuare così. Vuol dire che il sistema che abbiamo creato non funziona, perché se funzionasse dovrebbero essere sparite la camorra, la mafia la ‘ndrangheta. E tutte le organizzazioni infiltrate ormai da tutte le parti, perché non è una questione solo del sud».
A che punto siete sull’autorizzazione dell’antitrust europea alla fusione Fincantieri-Stx?
«C’è tanta burocrazia. Come fa se non ha un esercito una struttura antitrust ad essere specializzata in tutto? Prima mandi decine e decine di pagine di documentazione, poi ricevi da loro un lungo questionario standard. Li abbiamo fatti venire in Italia a vedere tutto. Abbiamo spiegato che per noi è un problema di aumentare l’efficienza, lo stesso obiettivo che dovrebbe perseguire l’Europa». Sicuramente è vero che l’antitrust Ue è stata investita da un rinvio dell’antitrust francese, a cui si è associata la tedesca. E’ il sistema Francia che fa ancora resistenza?
«Una delle cause di inefficienza di questo sistema è che devi andare all’antitrust solo se superi certe soglie. Noi non dovevamo andare all’antitrust europeo, perché stavamo sotto le soglie».
Ma vi hanno rinviato…
«Dovevamo ricevere l’autorizzazione in Francia e in Germania perché avevamo preso una commessa con anticipo da 40 milioni da un armatore tedesco l’anno prima attraverso la nostra controllata norvegese. Dunque abbiamo dovuto fare notifiche in Francia e in Germania. I tedeschi hanno il principale nostro concorrente e quanto ai francesi, la società è dello Stato».
Sospetta un riflesso protezionistico?
«No, solo un atteggiamento “pilatesco” . Se i tedeschi avessero detto va bene avrebbero urtato un operatore tedesco, se avessero detto di no sarebbero stati accusati di protezionismo. I francesi se avessero detto no, avrebbero urtato il governo; se avessero detto sì, sarebbero sembrati poco indipendenti. Non ci vedo complotti dietro. Ma alla fine ci fanno perdere un sacco di tempo. Ma oggi quella società è praticamente al 100% dello Stato francese e con tutte garanzie e finanziamenti, qualcuno li può accusare di ricevere condizioni di favore».
Lei ha detto andrebbe abolita antitrust Ue...
«Ho usato un paradosso per dire che così com’è adesso andrebbe abolita. È nata per regolare la concorrenza in Europa ma oggi è anacronistico. Airbus oggi non si sarebbe potuta fare…»
Lei vuole dire che di fronte agli oligopoli di Usa e Cina ci vuole un antitrust che permetta la formazione di campioni europei?
«Nel caso Siemens-Alstom la Commissione ha guardato all’oggi, non alla prospettiva e ha impedito la fusione fra produttori di treni».
Però nell’analisi dell’antitrust Ue è venuto fuori che nessuna azienda cinese è mai entrata nella shortlist di una gara per treni in Europa, dunque l’argomento di competere con i colossi esteri non tiene.
«Ieri e oggi, forse. Ma domani? Questa è la miopia, non riusciamo a guardare avanti. Pensi ai telefonini. Quindici anni fa Siemens, Eriksson o Nokia dominavano il mercato. Oggi sono spariti tutti. Non eravamo in grado? O è colpa di qualcuno che non gli ha dato la possibilità di aggregarsi? O magari non ci hanno pensato, perché a volte non facciamo le operazioni proprio per non incorrere in queste cose qua. Ora siamo spariti da questa industria, come europei».
Le risulta che l’antitrust europea abbia espresso dubbi tali che possano bloccare o condizionare la vostra acquisizione di Stx?
«No, ad oggi dalle discussioni tecniche intervenute non abbiamo questa percezione. Ci sono tanti argomenti per essere a favore. In Cina noi abbiamo una joint-venture ma solo per il mercato cinese e non può esportare verso l’europa. Ma c’è un cantiere indipendente che sta lavorando. Un imprenditore di Hong Kong ha comprato dei cantieri in Germania e sta facendo navi da crociera lì. Se uno fa un’analisi non burocratica è evidente che questa fusione è da autorizzare».
La commissione si preoccupa di tutela del consumatore...
«Ma chi è il consumatore? Il consumatore è uno che in primo luogo dev’essere lavoratore e in grado di procurarsi un reddito».
Cioè lei teme che un eventuale veto dell’antitrust abbia un impatto negativo sull’occupazione?
«Non solo in questo settore, anche in altri. Dobbiamo pensare in una prospettiva a dieci anni, quando ci saranno magari nuovi concorrenti e un’espansione del mercato in più. Ci dobbiamo rendere oggi più efficienti e per farlo devi poter fare gli investimenti industriali adesso. A questo serve mettersi insieme con i francesi. Per esempio sulle crociere il mercato più importante è quello americano, a breve sarà quello cinese. Dobbiamo avere la scala e la forza di competere dove ci sono le grandi opportunità nel........

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