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Dossier denatalità, perché ottomila nati in meno?

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01.10.2019
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1 ottobre 2019 (modifica il 1 ottobre 2019 | 22:48)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Che l’Italia non faccia più figli è aldilà di ogni ragionevole dubbio. Siamo l’ultimi in Europa per nascite ogni mille donne, ultimi per l’età delle puerpere al primo parto (trentuno anni e due mesi), terzultimi per l’età media alla quale le madri mettono al mondo una bambina o un bambino in genere (quasi trentadue anni). Si contano più di 146 mila nascite all’anno in meno rispetto a undici fa, quando il Paese raggiunse l’apice di una pur timidissima ripresa. Con una popolazione comparabile nei due Paesi, i neonati di genitori entrambi italiani sono praticamente la metà dei neonati francesi. Tra l’altro l’onda lunga continua ad avanzare: l’Istat, l’istituto statistico, mostra che le nascite continuano a calare di circa il 2% e nel 2019 dovrebbero esserci ottomila neonati in meno rispetto al 2018. Ubriacarsi di cifre sulla recessione demografica è diventato così facile che essa entrata nelle coscienze persino dei politici. Non passa governo che non pensi a qualche misura perché gli italiani riprendano a riprodursi. I giallo-verdi al potere fino a due mesi fa offrivano un bucolico un appezzamento del demanio da coltivare, a partire dal terzo figlio in poi. I giallo-rossi al potere oggi, più vicini alle correnti europee, preferiscono più asili nido dove madri e padri possano lasciare i piccoli per andare al lavoro. Ogni cultura in Italia ha la sua certezza da vendere. C’è chi è convinto che le carriere femminili scoraggino la riproduzione; chi mostra invece come nei Paesi........

© Corriere della Sera