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Debolezze d’Europa

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08.07.2019

Illustrazione di Guido Rosa

Designate le nomine di Bruxelles, digerita la sconfitta italiana, è il momento di registrare che quest’ultima è solo un dettaglio. Le novità in questo cambio di stagione politica sono anche, e forse soprattutto, altrove. Hanno votato alle Europee 32 milioni di persone in più rispetto a cinque anni fa, più o meno quante vanno alle urne per le Politiche in Italia: gli elettori capiscono che le decisioni prese a Bruxelles contano e per questo chiedono di avere voce in capitolo (un po’ meno nel nostro Paese, uno dei pochi nei quali l’affluenza è in lieve calo). Questa domanda di politica europea naturalmente può prendere tante forme quante sono le culture. Venti milioni di elettori verdi, in gran parte sotto i trent’anni, sono convinti che nessuno Stato da solo possa gestire i problemi — clima, migranti subsahariani — che loro hanno davanti. Trentasei milioni di sovranisti pensano che Bruxelles non debba metter becco su come i governi trattano i propri conti o le istituzioni democratiche. Circa 120 milioni di socialisti, i popolari o i liberali chiedono che i Paesi cooperino, mettano in comune dei poteri, riconoscano regole e istituzioni condivise e le facciano rispettare agli altri.

Ci si dovrebbe dunque aspettare che tra cinque anni il sistema abbia cercato di rispondere alle attese. Dovremmo prevedere una grande iniziativa comune di investimenti verdi, l’avvio di una politica europea sui rifugiati degna di questo nome, interventi per dissuadere Varsavia o Budapest dal manovrare i giudici e intimidire i media, una mano ferma che guidi l’Italia fuori dalla palude del debito e della crescita zero. Un segno in questo........

© Corriere della Sera