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De Guindos (Bce): «Il debito dell’Italia? Una spada di Damocle, ma avete punti di forza»

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16.06.2019

di Federico Fubini15 giu 2019

Pubblichiamo qui di seguito la trascrizione integrale dell’intervista a Luis de Guindos, vicepresidente della Banca centrale europea.

Il 5y5y forward sul tasso d’inflazione è ai minimi storici e chiaramente al di sotto di dov’era quando per la prima volta Mario Draghi accennò al “quantitative easing” nel 2014. La Bce ha già preso misure di accomodamento e Draghi stesso ha detto che all’ultimo Consiglio direttivo si è tenuta una discussione interessante sui diversi strumenti con cui se ne potrebbe fare di più: in programma di acquisto di attivi (APP) e altri. Cosa avete bisogno di vedere prima di decidere di fare di più?
«Ciò che dobbiamo vedere è un venir meno dell’ancoraggio delle aspettative d’inflazione. Non è ancora successo, malgrado la caduta nelle aspettative di mercato. Se lei guarda al sondaggio dei previsori di professione, la situazione è leggermente diversa: le aspettative sono rimaste stabili. Poi dobbiamo vedere se c’è una caduta significativa nell’attività economica – un cristallizzarsi dei rischi al ribasso che abbiamo indicato. Noi possiamo sempre cercare di guardare in avanti per farci un’idea di ciò che potrebbe accadere, ma alla fine la realtà è la realtà. E allora stiamo a vedere cosa succede. Ma credo che la parte importante della nostra posizione sia che siamo completamente aperti a reagire. Avremo tempo di conoscere il futuro quando arriva».
Questo significa che la vostra posizione attuale è quella giusta, se le previsioni dello staff si confermano?
«Sì. Se c’è un ulteriore deterioramento, a quel punto reagiremo. Ma per ora, la nostra posizione di politica monetaria è pienamente compatibile sia con l’inflazione che con i livelli di attività reale dell’economia. La cosa che conta è che siamo totalmente aperti a reagire. E aggiungerei un altro elemento, se posso: i rischi tendono al ribasso».
Intende dire, in termini di attività reale?
«Sia in termini di attività reale che di inflazione. Quindi se quei rischi si concretizzano, reagiremo».
Lei ha in mente uno strumento di politica monetaria per affrontare ogni problema diverso? Per esempio se c’è una questione sul tasso di cambio i tassi ufficiali probabilmente sono la risposta; se c’è un problema di attività reale, allora è il QE; e se è la trasmissione della politica monetaria, allora sono le aste mirate di liquidità a lungo termine (TLTRO)?
«Non facciamo un’allocazione dei diversi strumenti sui diversi obiettivi. Ciò che penso sia importante, ma a volte un po’ trascurato, è che la politica monetaria non è onnipotente. Se c’è un problema di stabilità dei prezzi, questo rientra nel nostro mandato. Ma c’è qualcosa che tutti dovrebbero tenere presente per evitare di creare aspettative irrealizzabili: noi non abbiamo la pietra filosofale».
Sta cercando di dire che sarebbe avere un mix di politiche, monetaria e fiscale, anche nel totale rispetto dell’indipendenza della Bce?
«Certo. Ma il mio punto è che ovunque ci sia una questione aperta, per esempio con le dispute commerciali, allora c’è un problema economico reale che avrà conseguenze reali. Puoi certamente attenuarne l’impatto con la politica monetaria, ma non sarai mai in grado di affrontare e risolvere questo tipo di problemi con essa. Il ruolo reale della politica monetaria è la stabilità dei prezzi. E per garantirla, dobbiamo monitorare l’evoluzione dell’economia reale: la domanda interna, la domanda estera, il tasso di cambio e il resto. Ma non puoi risolvere tutti i problemi economici del mondo con la politica monetaria».
Di........

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