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Che cosa rischia l’Italia campionessa di ricchezza ma Cenerentola del Pil

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07.11.2019

L’analisi

Che cosa rischia l’Italia campionessa di ricchezza ma Cenerentola del Pil

di Federico Fubini07 nov 2019

L’ Italia ha un record nell’economia internazionale e per una volta, a prima vista, non è negativo. Al contrario. Il più recente Global Wealth Report dell’istituto di ricerca di Credit Suisse, pubblicato il mese scorso, fotografa infatti la terza economia dell’area euro in una posizione diversa da quella - purtroppo abituale - del Paese che cresce di meno. Anziché all’ultimo posto, l’Italia stavolta è al primo in un gruppo di economie ricche o molto dinamiche.

La classifica non riguarda lo sviluppo del reddito, ma una proporzione: le dimensioni della ricchezza patrimoniale delle famiglie in confronto al prodotto interno lordo (Pil). Il risultato è quello che vedete nel grafico qui sopra. Dall’inizio del secolo l’economia italiana ha conosciuto una crescita media annua di meno dello 0,5%, che in verità somiglia piuttosto un’assoluta stagnazione una volta inclusa nel calcolo la perdita di valore nel tempo di beni come i macchinari, le infrastrutture, gli edifici non rinnovati. Di fronte a questa esperienza che caratterizza l’Italia nel ventunesimo secolo, il patrimonio totale delle famiglie non fa che crescere. Valeva poco meno di cinque volte il fatturato del Paese in un anno, vale non molto meno di sei volte nel 2019. Il valore stimato degli immobili e quello di mercato degli investimenti finanziari - prezzi e cedole delle obbligazioni, prezzi e dividendi delle azioni - da vent’anni sale più del reddito da lavoro o da pensioni degli italiani.

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La divaricazione

La divaricazione fra le sue velocità - reddito e ricchezza - è tale che nel 2019 il Paese balza al primo posto in questa particolare classifica di Credit Suisse. Superiamo persino la Svizzera, al primo posto assoluto nel gruppo di Paesi presi in conto da Credit Suisse. Viviamo nel Paese nel quale le famiglie (in media, nei grandi numeri) sono più facoltose in proporzione alla dinamica prodotto nell’economia. Persino più che in Germania, dove l’uno per cento più ricco controlla una quota maggiore del patrimonio, o negli Stati Uniti che ospitano il 40% dei milionari del mondo.

La classifica Forbes

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Due strade

Resta giusto da capire se l’aprirsi di questa forbice in Italia sia un bene o un male. Se sia un’opportunità o sia invece la spia di un malessere che può esplodere da un momento all’altro. Resta da capire soprattutto se ciò sia sostenibile, perché una forbice che si è aperta prima o poi tenderà a richiudersi; l’Italia dovrà pur finire per assomigliare di più alla media delle altre principali economie. E le strade che portano in quella direzione sono due: o il patrimonio cumulato delle famiglie calerà a fino a rappresentare un multiplo meno alto rispetto al reddito nazionale (il patrimonio non sarà più sei volte più grande del Pil ma tre o quattro volte, per esempio); oppure quest’ultimo salirà — la crescita diventerà più rapida — riequilibrando verso l’alto le dimensioni del fatturato rispetto alla ricchezza delle persone. L’attuale squilibrio sembra insostenibile, per il semplice fatto che è così raro nel mondo. Qualcosa deve cambiare, in qualche modo.

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Nel lungo termine ricchezza e fatturato si allinenano

Quanto a questo, gli analisti di Credit Suisse hanno alcune osservazioni da fare. La prima è che nel lungo termine l’andamento dei patrimoni delle famiglie tende a rispecchiare da vicino quello del fatturato: «La crescita secolare della ricchezza sembra essere allineata da vicino alla crescita del prodotto interno lordo globale», si legge nel Global Wealth Report 2019.In altri termini, appunto, una........

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