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Alla generazione greta mancano (solo) i voti

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28.09.2019

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28 settembre 2019 (modifica il 28 settembre 2019 | 21:55)

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Non si può fare a meno di notare la reazione, quando Greta Thunberg prende la parola all’incontro delle Nazioni Unite sul clima. Fateci caso, in sala corre una risatina. Succede non appena la sedicenne pronuncia le prime parole: «We’ll be watching you, vi terremo d’occhio». E mentre quella continua si sente che la sala non sa bene quanto prenderla sul serio, anche se applaude. Lei dice: «Mancate alle promesse, ma i giovani stanno iniziando a capire il vostro tradimento. Vi rivolgete a noi per trovare speranza: come osate?».

Come osa lei?

«How dare you?». Si potrebbe girarle la domanda: come osa lei? Greta avrà ispirato milioni di ragazzi a scendere in piazza per l’ambiente, da Milano a Sidney, ma i leader mondiali ai quali riserva tanto astio hanno dietro di sé centinaia di milioni di persone di ogni età. Sono stati votati, hanno vinto, rappresentano le maggioranze delle loro democrazie. Invece non è chiaro chi abbia delegato Greta a trattarli come fossero peccatori da redimere. Perché questa in fondo è la domanda che quella risata dalla platea di New York le rimanda indietro: chi ha titolo a decidere sul futuro remoto, chi ne ha più diritto? Poche volte nella storia i Paesi ricchi sono stati assillati da tante scelte delle quali si sa già che le conseguenze dureranno decenni, se non secoli. Che sia così per l’ambiente è ovvio: i........

© Corriere della Sera