Questione tedesca di nuovo tra noi?

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C’è davvero il rischio che in Europa torni una «questione tedesca», nel senso di egemonia militare di Berlino? Sottovoce, nelle diplomazie se ne parla e ci si domanda se il cancelliere Friedrich Merz saprà muovere i passi necessari a evitarlo. L’anno scorso, la Germania ha speso per la Difesa più di ogni altri Paese della Ue. Ha eliminato il vecchio freno al debito e ora può investire nel settore con pochi limiti: la previsione è che nel 2029 il budget tedesco per il riarmo sarà di oltre 150 miliardi di euro. Già oggi, Berlino è il quarto investitore nel settore, dopo Usa, Cina e Russia (nel 2022 era il settimo).

 È funzionale allo sviluppo del pilastro europeo dell’Alleanza chiesto dagli Stati Uniti. E i governi del continente danno sempre più rilievo alla Difesa, data l’aggressività russa. Le preoccupazioni non sono però per l’immediato, sono di prospettiva. Non tanto per la possibilità di una rinascita revanscista e militarista del Paese: la sconfitta nella Seconda guerra mondiale, l’Olocausto e ottant’anni di democrazia e pacifismo hanno chiuso quell’epoca. I timori riguardano la possibilità che il rafforzamento militare di Berlino provochi crescenti divisioni in senso alla Ue, forse anche rivalità e rotture dal momento che gli altri membri non hanno i mezzi per fare qualcosa di simile. Come reagirebbe la Francia se il suo primato militare in Europa fosse offuscato? Che reazione avrebbe la Polonia se uno spostamento a destra del quadro politico tedesco creasse tensioni tra Berlino e Varsavia? Cosa succederebbe se il partito nazionalista Afd, oggi in testa nei sondaggi, si affermasse fra tre anni alle elezioni nazionali? 

E sullo sfondo c’è come sempre Donald Trump: se Washington non sarà più il garante della Sicurezza in Europa, sarà la Germania ad assumere l’egemonia militare nel continente? La «questione tedesca» è insomma diventata argomento di conversazione seria: ne ha scritto di recente la prestigiosa rivista Foreign Affairs (in un articolo a firma della storica esperta di Germania Liana Fix). L’antidoto a uno scivolamento del genere, che metterebbe in pericolo la Ue, sarebbe una Berlino che condivide con tutta Europa i suoi investimenti, che non privilegia le sue imprese nelle commesse, che spinge per finanziamenti comuni. Sarà in grado di farlo, Merz, sotto la pressione nazionalista dell’Afd?

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