Record venture capital: 512 miliardi, l’intelligenza artificiale ne assorbe la metà. Il treno da non perdere

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Record venture capital: 512 miliardi, l’intelligenza artificiale ne assorbe la metà. Il treno da non perdere

La parte maggiore degli investimenti è destinata a Usa e Asia. C’è da chiedersi se le imprese europee siano pronte a questa nuova ondata

Negli ultimi anni siamo stati obbligati a concentrarci sulle ripetute crisi. E a perdere di vista opportunità, come quelle offerte dalla tecnologia. La mancata crescita di produttività nel nostro Paese potrebbe essere tamponata da investimenti in hi-tech. Rispetto ad altre discontinuità del passato, i tempi potrebbero essere molto meno lunghi. I guadagni di produttività legati all’avvento dell’elettricità impiegarono circa 40-50 anni per essere compiutamente registrati all’interno di fabbriche e imprese a cavallo di due secoli, tra il 1800 e il 1900. L’intelligenza artificiale promette di essere ben più veloce. Purché non si abbiano timori nell’impiegarla. Uno dei driver degli investimenti sarà sicuramente quello legato alla difesa. Si spende già molto, ma in maniera disordinata. Si pensi solo al fatto che l’America pesa per il 27% sul totale globale, mentre gli altri Paesi Nato spendono il 21%. Una percentuale ben superiore a quella della Russia e della Cina che è del 15%. La tecnologia farà da battistrada come dimostrano gli investimenti crescenti del venture capital in intelligenza artificiale. 

Secondo uno studio di PitchBook, il mercato globale del venture capital ha raggiunto i 512 miliardi di dollari nel 2025. Avvicinandosi cioè al record post Covid. Di quei 512 miliardi la metà è andata verso aziende attive nell’intelligenza artificiale. Ovviamente molte in Asia e negli Usa. Ma anche nella Ue si vedono i primi segnali. Le operazioni di venture capital legate all’Ai hanno rappresentato il 35% del totale arrivando a toccare i 23,5 miliardi di euro rispetto ai 17,7 del 2024. C’è da chiedersi se le imprese siano pronte a questa nuova ondata. Se si siano fatte le giuste riflessioni su come introdurre nuove generazioni e nuove tecnologie all’interno delle aziende.

Piccola nota a margine. In queste settimane di super utili da parte delle banche nazionali, c’è da chiedersi se porzioni di quei miliardi, oltre che agli azionisti, andranno anche a preparare il futuro degli istituti. Che, da grandi aziende quali sono, come accade ovunque nel mondo, dovrebbero dare il passo anche al Paese.

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