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Uno più uno ora fa zero

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21.05.2019

Vabbè che la famiglia è sacra. Ma un governo con due politiche della famiglia è un po’ troppo. Una è del ministro leghista Fontana, che sta faticosamente tentando di attaccare un pacchetto di emendamenti al treno del decreto crescita. L’altra è del vicepremier Di Maio, che ha proposto un suo decreto legge appena bloccato dal ministro Tria perché senza copertura. Quello che sta succedendo nelle ore finali della campagna elettorale riassume alla perfezione il buco nero in cui è sparito il governo Conte: uno più uno non fa più due, ma zero.

La logica del contratto prevedeva, spericolatamente, che programmi molto diversi, spesso divergenti, talvolta alternativi, potessero sommarsi senza integrarsi. Tot miliardi di reddito di cittadinanza a me, tot di quota cento a te, e amici come prima. Ma il contratto ha ballato una sola estate. Sufficiente appena a mettere nei guai i conti pubblici, inconsapevoli della grande frenata dell’economia che stava arrivando. Ciò che per i primi mesi si è sommato, ha così cominciato a elidersi. Ciò che piaceva a uno, danneggiava l’altro. Quando uno saliva nei sondaggi, l’altro scendeva. Da alleati per caso, i due partner di governo sono diventati avversari per vocazione.

Il risultato è stato appena certificato con timbro ufficiale da Giancarlo Giorgetti: il governo è paralizzato, nel caos, siamo rimasti alle varie ed eventuali. In poche parole: è finita, fino a prova contraria. E se lo dice lui, che di mestiere fa il segretario del Consiglio dei ministri e ne verbalizza le riunioni, gli si può credere. In questa lunga discesa agli inferi si sono rovinati anche i rapporti personali, più difficili da ricucire di quelli politici. Si sapeva già che Di Maio e Salvini non si parlavano più, nemmeno per telefono. Ora abbiamo scoperto che Conte e Giorgetti si detestano cordialmente, come neanche Gentiloni e Boschi ai tempi loro: Palazzo Chigi Uno e Palazzo Chigi Due. Conte si offende perché Giorgetti........

© Corriere della Sera